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mercoledì 25 maggio 2011

Zeus, la Titanomachia e le scoperte della scienza moderna... l'acqua calda



Ancora una volta la scienza scopre l’acqua calda...
Un Pagano sa perfettamente che la vittoria di Zeus mediante la Titanomachia consiste nell’acquisizione del suo diritto a far nascere i figli della Natura e a costruire lo spazio della ragione affinché possano esercitare, in quell’ambiente protetto, le sfide della vita e trasformarsi in Dèi.
La geometria è l’elemento principale della ragione di Zeus. Vedete l’uso di punti e linee nelle relazioni empatiche che si sviluppano attraverso relazioni emotiva fra i soggetti del e nel mondo? O vedete linee e punti nella struttura di un mondo che sostanzia gli “oggetti” mediante le azioni che si presentano come soggetti in sé: il mondo del tempo di padre Cronos? Solo la ragione, che descrive il mondo mediante la forma e la quantità, necessita di punti, linee e angoli.
I figli della natura sono tutti all’interno di un mondo fatto da linee, punti, prospettive, perché ciò determina la forma che assieme alla quantità formano la ragione.
Questo lo sa ogni Pagano Politeista. Il monoteista lo deve scoprire mediante la ricerca scientifica perché il monoteista, e il cristiano in particolare, parte dal presupposto concettuale che l’uomo sia scemo, una pecora del gregge di un padrone, e si stupisce nello scoprire che, al contrario, possiede un immenso di specie che ha forgiato fin da quando si muoveva nel brodo primordiale. Il cristiano si stupisce nell’apprendere che gli Esseri della Natura si trasformano al solo fine di vivere al meglio il presente e, nel farlo, forgiano strumenti sempre migliori per i loro figli, generazione dopo generazione.
Riporto:

Ricerca: bimbi dell'Amazzonia capiscono la geometria
martedì 24 maggio 2011

Roma, 24 mag. (Adnkronos Salute) - Le abilità geometriche sono innate. O, almeno, è ciò che suggerisce uno studio condotto dai ricercatori americani dell'Università di Harvard su un gruppo di bambini dell'Amazzonia. I ricercatori hanno visto che i piccoli, dai 7 ai 12 anni, senza essere mai andati a scuola, capivano la funzione di punti, linee ed angoli, dimostrando di arrivare 'possedere' i principi base della geometria, indipendentemente dall'istruzione. Nella ricerca, pubblicata su 'Pnas', il team ha esaminato otto bambini e 22 adulti della tribù Mundurucu in Amazzonia.
Obiettivo dei ricercatori, fra cui Elizabeth Spelke, studiare le reazioni di grandi e piccini di fronte a due punti da collegare con una o più linee, vedere se riuscivano a chiudere dei triangoli incompleti e a stimare il valore degli angoli. Già nel XVIII secolo il filosofo Immanuel Kant aveva arguito che gli uomini hanno una comprensione intuitiva della geometria.
Ebbene, i risultati "suggeriscono che la geometria euclidea è universale e attraversa le culture", scrivono gli autori nello studio, diffuso anche sul 'Washington Post'. Un effetto legato "a proprietà della mente umana che si sviluppa nei suo ambiente naturale". Per avere una controprova, i ricercatori hanno anche testato alcuni americani adulti, bambini francesi di 7-13 anni e piccoli statunitensi di 5-7 anni. Tutti hanno prodotto le stesse performance dei bimbi dell'Amazzonia, tranne i bambini americani, che comunque erano i più piccini. Non solo, i ricercatori hanno notato risultati migliori con la geometria piana, rispetto a quella sferica.

Tratto da:
http://www.arezzoweb.it/notizie/speciale.asp?idnotizia=60472

Se anziché perdere tanto tempo nell’inferno della vita, imposto da un cristianesimo criminale che ha trasformato l’uomo in una bestia sottomessa, si fosse sviluppata l’idea della vita del Mito ben altra sarebbe la scienza oggi. Strano che le stesse capacità di interpretazione razionale dell’ambiente non le abbiano sviluppato anche i bambini americani: dicono che erano più piccoli! Non è che, invece, si tratta di un ambiente cristiano che ha menomato lo sviluppo delle relazioni fra sé e il mondo relegandole entro ambiti ristretti di dipendenza psichica da un oggetto desiderato (le immagini di Gesù e i loro surrogati che creano dipendenza) tanto da inibire, rendendole superflue per la loro quotidianità, le capacità di interpretare razionalmente il mondo in cui vivono?
Ciò dovrebbe far riflettere, ma non credo che i cristiani, deliranti da onnipotenza, abbiano la capacità psichica di analizzare il proprio delirio e i danni che provoca nei loro figli rendendoli incapaci di affrontare coraggiosamente il loro futuro.


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25 maggio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

martedì 1 febbraio 2011

Terza parte: la Stregoneria commenta le idee comuni sulla ragione.


Lei dice:
Simeoni esprime questo concetto per mezzo del “giudizio di necessità”, ossia un giudizio privato del suo carattere “normativo” e ridimensionato al suo ruolo pratico, di mezzo provvisorio e mutevole per indirizzare le azioni in base al proprio intento. Ma questo “giudizio di necessità” coincide allora col giudizio tout court, correttamente inteso. Infatti un retto giudizio non ha mai la pretesa di essere assoluto o immutabile, ma è cosciente dei suoi limiti.

Davvero? Tutto l’oscurantismo contro cui lottarono gli illuministi ebbe origine dalle farneticazioni. “In verità, in verità vi dico....”. Milioni di persone vennero macellate e ancor oggi quasi nessuna ragione riesce ad esprimere concetti che non derivino da un apriori secondo cui un dio pazzo e cretino ha creato il mondo. Ancor oggi, nel definire noi stessi come Esseri Umani non riusciamo a vedere i nostri avi come esseri Unicellulari che nuotano in un ipotetico brodo primordiale. Non riusciamo a vedere i nostri antenati umani come dei piccoli topi che si cibano di uova di dinosauro. Ancor oggi usiamo il termine “uomo primitivo” per significare un primitivismo culturale dell’uomo creato da un dio padrone.
Oggi sappiamo che il giudizio che noi diamo è relativo. Razionalmente lo sappiamo, nella nostra ragione il giudizio si produce solo come soddisfazione della ragione stessa nell’ergersi ad assoluto. E’ sufficiente osservare due tifosi di calcio impregnati di calcio di due squadre avverse che discutono della partita: tutti e due dicono che spaccare le gambe all’attaccante avversario non è giusto, salvo giustificare il proprio difensore quando interviene pesantemente sull’attaccante avversario. Tutti sappiamo che non bisogna bruciare le persone che hanno idee diverse, ma i cattolici hanno sempre bruciato le persone che non la pensano come loro e, recentemente, hanno partecipato attivamente al macello degli irakeni per imporre ai musulmani la religione cristiana.
La forma con cui si presenta la ragione di un individuo è una forma ingannevole. E’ un po’ come i cristiani ai quali chiedo come può essere “buono” il loro Gesù che pretende di essere il mio padrone, impossessarsi del mio corpo e distruggere la mia vita. Nella loro ragione Gesù è sicuramente buono, ma il giudizio che emettono è un inganno: è il loro giudizio di necessità di una ragione che vive di assoluto e di onnipotenza, ma che non mi può mettere sul rogo (almeno per ora).

Lei dice:
Insomma, non c'è da sospendere il giudizio, ma l'attività coatta di processi pseudo-razionali, pensieri caotici o ossessivi, che interferiscono con la percezione, e l'azione di censura preventiva esercitata dai condizionamenti sociali. La ragione, da parte sua, si limita a elaborare la percezione senza pre-dirigerla (a meno che non si voglia coscientemente focalizzare un determinato aspetto).
Mi fa paura quando una persona dice questo. Chi decide quali sono le “.attività coatta di processi pseudo-razionali.”? Oppure, chi decide per le persone quali sono “.pensieri caotici o ossessivi”? E ancora, chi decide che cos’è percezione e che cos’è allucinazione, illusione, ecc.? Chi decide che cos’è il “.condizionamenti sociali.”? Io lo posso dire argomentando, perché con l’argomento inizio e nell’argomento chiudo la mia azione. Ma quando diventa un diritto del dio padrone o di qualche istituzione che si identifica col dio padrone, allora, quello che dici è fonte di strage e genocidio. Dal dio padrone, dalla morale biblica che vuole dire agli uomini che cosa fare o non fare, si macellano i sacerdoti di Baal: si macellano milioni di uomini in Europa, Africa, Asia ed America Latina; nascono i campi di sterminio nazisti e i campi di lavoro dei gulag sovietici, il genocidio dell’Uganda e lo stupro di milioni di bambini ad opera della chiesa cattolica.

Quando si sospende il giudizio lo si fa per aprire le porte dell’intuizione profonda e per far sì che gli strumenti psichici che la percezione profonda ha in comune con la patologia psichiatrica nell’attivarsi non creino inganno. In altre parole, non possiamo ingannarci percependo la luce e proiettando su di essa l’educazione che ci costringe a formulare un giudizio fonte del desiderio patologico che porta le persone a dire “ho visto la madonna”. Non possiamo confondere patologia psichiatrica con percezione.

Lei dice:
La ragione ha i mezzi, non solo per emettere giudizi, ma anche per emettere giudizi sui suoi stessi giudizi. Quindi per giudicare l'attendibilità dei suoi giudizi.
Questo è un errore che nasce dalla credenza. E’ l’errore della fede manifestata da una ragione che ha già rinunciato a modificare sé stessa. La modificazione dei giudizi di questa ragione avviene solo nei limiti dei preconcetti educazionalmete imposti che nell’individuo suonano come naturali. Il giudizio emesso dalla coscienza dell’individuo manifesta nella sua quotidianità. Quando io affermavo che Gesù ordina di scannare le persone che non si mettevano in ginocchio, decine di persone cattoliche vennero a trovarmi con la loro bibbia per farsi indicare dove stava scritto: lo avevano letto migliaia di volte, ma non ne avevano compreso il significato. La loro ragione aveva cancellato l’imput nella ferrea convinzione che il loro Gesù, loro stesse, non lo potevano fare. Solo il mio intervento, espresso emotivamente con la rabbia di ciò che questo aveva implicato nella storia, aveva scosso la loro coscienza. C’è un ambito in cui i giudizi possono modificarsi: un cattolico si può convertire all’islam. Ma è sempre un ambito ristretto nella struttura patologica del soggetto le cui emozioni sono imprigionate in una fede emotiva che lo costringe ad essere un tifoso, anziché un attore sulla scena della vita.

Quando Lei dice:

La ragione sa di disporre solo di un numero limitato di informazioni estratte da una banca dati illimitata. Sa quindi che i suoi giudizi hanno sempre un margine di fallacia, una percentuale di probabilità di esser veri e una complementare probabilità di esser falsi. E' anche quel 'vero' è relativo, è sempre parziale, e quindi mai “vero al cento per cento”.
La sua è una posizione assolutamente soggettiva e non oggettivabile. Quando Lei ha a che fare con la ragione di uno schizofrenico, come del resto la sua ragione, comprende l’esistenza di una limitatezza soltanto rispetto al già conosciuto o all’immaginabile partendo dal già conosciuto. Una ragione cattolica può passare dal dio padrone dei cattolici all’Allah dei musulmani, ma non può negare tale oggetto se non negando sé stessa come ragione. Tutto ciò che non appartiene alla logica che abbia come pensiero aprioristico il dio padrone, o Allah, per la ragione del cristiano non esiste: e tale ragione è sorretta da una partecipazione emotiva che porta il cristiano a tifare e a cercare e aggredire ossessivamente chi nega la sua assolutezza.

Per la ragione non esiste ciò che la ragione non conosce e non comprende all’interno della sua descrizione: ciò che non è verbo (logos) non esiste!
Il suo discorso ha una qualche forma solo nelle relazione di oggetti già considerati, schedati e catalogati, dalla sua ragione. E’ come per il principio di galleggiamento che consentì di costruire navi in metallo cosa che cozzava contro ogni idea di ragione comune per quei tempi. Ancor oggi esiste un giochino di inganno psicologico che consiste nel chiedere al proprio interlocutore se pesa di più un chilo di ferro o un chilo di paglia. L’attenzione dell’interlocutore, che nel suo abitare il mondo valuta gli oggetti in base a volume e consistenza, scambia l’uguaglianza di peso come un’uguaglianza di volume e immagina la diversità nel peso specifico fra i due oggetti. Però sono le parole che ingannano in quanto le parole si inseriscono nell’abitare il mondo in cui le persone hanno costruito delle relazioni funzionali fra sé e il mondo senza l’uso della matematica.
Se nell’affermazione “E' anche quel 'vero' è relativo, è sempre parziale, e quindi mai “vero al cento per cento” ci fosse del vero oggettivo in quello che dice Lei, per duemila anni non ci si sarebbe sottomessi ad un povero demente che andava farneticando “In verità, in verità vi dico....” in quanto lui era la verità fatta carne, logos, parola, ragione.

CONTINUA

Vedi le altre parti:

Testo originale di chi contesta il concetto di ragione dei Pagani;
http://federazionepagana.blogspot.com/2010/12/il-crogiolo-dello-stregone-e-alcune.html

Obbiezioni pagane Prima Parte
http://federazionepagana.blogspot.com/2011/01/la-stregoneria-commenta-le-idee-comuni.html

Obbiezioni Pagane Seconda parte
http://federazionepagana.blogspot.com/2011/01/seconda-parte-la-stregoneria-commenta.html


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01 febbraio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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lunedì 17 gennaio 2011

Seconda parte: La Stregoneria commenta le "idee" comuni sulla Ragione


Quando Lei dice:

“La ragione è la facoltà di elaborazione dei dati sensibili (esterni e interni). Può essere definita come l'insieme di regole e procedure seguite dalla coscienza nell'esercizio dell'intelligenza.”

Lei sta prendendo in considerazione sé stesso e quanto di sé stesso considera ragione.
Solo che quel sé stesso, come insieme razionale, lei non lo incontra nelle scelte del paramecio, dell’ameba, del virus o del battere.
Un conto è la pulsione di vita o volontà d’esistenza e un altro conto sono le strategie di specie o di individuo in cui veicoliamo la volontà d’esistenza sia come specie che come singoli Esseri.
Il ragionamento può essere risolto affermando che, comunque la visione della vita del virus, del paramecio, dell’ameba o del battere, sono comunque delle ragioni soggettive. Questo pone vari problemi; innanzi tutto su che cos’è l’intelligenza e in secondo luogo abbattere l’onnipotenza della ragione umana per assimilarla a quella dei virus e dei batteri e nessuna ragione umana è disposta a fare un’operazione del genere.

Infatti, Lei stesso scrive della ragione:

La ragione è la facoltà di elaborazione dei dati sensibili (esterni e interni). Può essere definita come l'insieme di regole e procedure seguite dalla coscienza nell'esercizio dell'intelligenza. Essa crea una mappa del mondo utilizzando la quale dirige le azioni. Ma tra i dati a disposizione della ragione non ci sono solo quelli della mappa. La ragione (l'intelligenza) sa che la mappa è solo una mappa, cioè sa anche che la mappa si riferisce a qualcos'altro, e quindi sa che per acquisire nuove informazioni deve interrompere il filtraggio (che effettua normalmente per restringere l'ambito della sua elaborazione alle informazioni già elaborate e inserite nella mappa - che altro non è che un sistema di definizioni e relazioni) e lasciar entrare informazioni prive di relazioni riconosciute con quelle già inserite nella mappa (e che quindi la ragione non sa ancora dove mettere). In sostanza si tratta di destinare una certa quantità di risorse (memoria e capacità di elaborazione) a elementi non immediatamente relazionabili e quindi non inseribili nella mappa. Questo garantisce una continua evoluzione e un continuo adattamento, a patto che le nuove informazioni vengano poi elaborate e inserite della mappa, arricchendola in quantità e qualità d'informazione.

E questo dà addito ad altre difficoltà di ordine pratico. I cardinali che condannarono Galilei erano talmente terrorizzati da non poter mettere i loro occhi dietro al cannocchiale e verificare di persona quanto Galilei diceva. La ragione di quei cardinali era preclusa a dei fenomeni. E questo vale per tutta la nostra vita. Per esempio, quanti fenomeni provenienti dalla “materia oscura” o fenomeni dovuti a risposte di modificazioni ambientali dovute “all’antimateria”, la nostra ragione ignora? Eppure, anche se ignorati alla nostra ragione, il nostro corpo vi si adatta fin dalla nascita della vita su questo pianeta. Questi adattamenti, che appartengono alla vita, sono ignorati dalla ragione la quale dà delle spiegazioni solo a posteriori e spesso del tipo: lo ha voluto dio!
Per affermare quello che dice Lei è necessario essere convinti che l’intelligenza, attribuita alla ragione, sia un oggetto in sé. E’ necessario affermare il non-sense secondo cui l’intelligenza risolve il problema anziché descrivere il problema a soluzioni date. Le faccio un esempio. L’uomo costruisce navi e barche e risolve i problemi di galleggiamento. Ma non sa perché. Dà varie spiegazioni, tutte irrazionali però funzionali. Poi, arriva Archimede e dà la spiegazione razionale. Alla soluzione data, Archimede descrive qual è il problema risolto. Quel “eureka” di Archimede altro non è che l’euforia di un’illuminazione dovuta ad un’emozione che ha disarticolato la sua ragione e l’ha ricomposta includendo il principio di galleggiamento. La cultura assorbe, tutti noi dovremmo conoscere il principio di galleggiamento (dillo a quelli che venivano derisi perché costruirono la prima nave in ferro), ma solo Archimede fece l’atto divino di ampliare la sua ragione mediante l’emozione che modificava la descrizione razionale del mondo vissuto. I virus e i batteri sono bravissimi in tutto questo: hanno costruito anche il nostro corpo in risposta alla pulsione di vita che li spingeva ad elaborare le migliori condizioni per continuare a vivere. In più non hanno la necessità di trasformare la loro azione in principio razionale.

Quando Lei dice nello specifico “lasciar entrare informazioni prive di relazioni riconosciute con quelle già inserite nella mappa” Lei sta parlando di “illuminazione”. In sostanza sta parlando di quell’atto per cui la struttura emotiva dell’individuo, dopo un processo di tensione-carica si scarica destrutturando la ragione in essere nell’individuo e, nella fase di rilassamento dalla scarica emotiva, la ristruttura su un piano diverso inglobando nuovi fenomeni del mondo e adattando al nuovo la ragione (che, fra l’altro mette in atto strategie di recupero del suo stato precedente).

Quando Padre Zeus fece la sua Titanomachia, altro non fece che rivendicare il diritto di far nascere nuovi Dèi attraverso le strategie di vita della Natura mediante la forma e la quantità. Tuttavia, sia i Titani che i figli di Urano Stellato, sono strutture fondamentali con cui Zeus ha fatto germinare la vita della Natura. Zeus è la ragione, la forma e la quantità; ma i Titani sono le pulsioni della trasformazione della vita (della ragione stessa) e i figli di Urano Stellato sono le emozioni: cioè la vita in sé.

Non esiste un’evoluzione mediante la ragione. La ragione registra e giustifica atti dei quali non comprende il senso. Il senso appartiene alla vita e alle pulsioni di vita, la ragione tenta di giustificarle. Secondo un’indagine sociologica, nei supermercati le scelte dei clienti obbediscono a dei criteri assolutamente irrazionali; partono da scelte che emergono dalla psiche profonda che la ragione ignora. Poi, una volta che il cliente ha fatto la sua scelta, allora la ragione dà delle spiegazioni: che sono dei Giudizi di necessità.

Lei dice:

Non vedo motivo per contrapporre la ragione ad altre (spesso indefinite o vaghe) facoltà di apprendimento. La percezione ha anch'essa una “ragione”, una razionalità, che è diversa rispetto alla ragione associata alla coscienza ordinaria. La ragione in generale non è altro che ordinamento (attraverso relazioni) ed elaborazione dei dati ricevuti attraverso tutti i canali di comunicazione disponibili. La percezione deve essere il risultato di una forma di elaborazione (quindi opera di una forma di ragione) perchè i dati forniti sono già strutturati e in relazione tra loro senza un intervento cosciente. Ad esempio vedo un uomo e una donna che camminano abbracciati. Le immagini dei corpi, ben distinti tra loro e la relazione spaziale tra loro e con l'ambiente circostante sono già definiti a livello percettivo, ossia inconscio (dal punto di vista della coscienza ordinaria). La ragione “ordinaria” elabora poi questa percezione, associando, ad esempio, il pensiero “quei due stanno insieme”.

Mi sembra ovvio che se io affermo che la ragione è una capacità per descrivere il mondo, devono esistere altri strumenti attraverso i quali la vita è venuta in essere. Se io affermo che la ragione umana arriva sulla scena della storia dell’uomo in epoca recente ( a seconda degli elementi con cui la significhiamo andiamo più o meno indietro nel tempo, quando l’uomo aveva la forma di una scimmia o la forma di un piccolo topo o quella di un rettile: sempre uomini sono, perché sono i nostri antenati, ma le ragioni che hanno sono diverse), altre pulsioni dell’uomo devo attribuirle ad altri strumenti. Non posso fare la stupidaggine di Platone che divideva il corpo dall’anima. E non posso fare le stupidaggini di religioni orientali che dividono la materia dall’energia, se non come modello discorsivo.

Sono perfettamente d’accordo che le infinite percezioni extrasensoriali abbiamo una loro razionalità nel senso che appartengono alla vita dell’uomo anche se sono trascendenti alla descrizione della ragione. Ma è proprio questa la divisione che io opero: io so che esistono un alto numero di elaborazioni profonde dei fenomeni del mondo in ogni soggetto della Natura. So che esistono fenomeni sconosciuti e non considerati dalla ragione che vengono elaborati in parti più antiche del cervello. E so che queste elaborazioni (proprio per la Titanomachia di Zeus) sono separate dalla coscienza razionale. Sono elaborazioni di percezioni proprie dell’uomo, ma trascendenti alla ragione.
Fermare la ragione per permettere a queste elaborazioni di emergere nella coscienza, è proprio dell’attività dello Stregone.
Nell’uomo qualunque queste si presentano sotto forma di illuminazioni; di intuizioni; di scelte irrazionali; qualche volta emergono in presenza di un grande pericolo davanti al quale la ragione perde il controllo della coscienza.
Costruire delle associazioni di idee nate dall’esperienza è una cosa abbastanza banale anche perché tutto sommato, le associazioni di idee nascono da preconcetti. Infatti nel suo esempio ignora l’altro aspetto proprio della ragione: se io voglio indurre in Lei il pensiero che “stiamo insieme” ci è sufficiente prendere una postura fisica e la sua ragione è ingannata. La ragione descrive il mondo, non lo vive e nemmeno lo penetra. Gli attori lo fanno normalmente. Gli inganni sono propri della ragione: è la ragione che presume. Non l’apparato emotivo. Proprio perché la ragione è una capacità descrittiva il giudizio che emerge dalla descrizione è un giudizio sempre fallace, non per questo non è necessario.
La ragione presume che l’attacco epilettico sia dovuto al demonio. Questa verità non viene messa in discussione. Solo la ricerca scientifica, il metodo induttivo, contrapposto al metodo deduttivo, apre le porte a soluzioni diverse dopo che le emozioni delle persone dicono che bruciare vive le persone accusandole di essere delle indemoniate è un atto criminale: lo ordinava il dio dei cristiani, la verità!

Quando Lei dice:

Quanto sopra lascia intendere una concezione del giudizio che, pur essendo quella più diffusa e appartenente al senso comune, considero falsa e deviante. Il giudizio, se vogliamo essere seri, non può mai essere “vero o falso”, “bianco o nero”. Se, una volta che ho deciso che una cosa è “vera”, mi comporto come chi ha la certezza che le cose stanno in quel modo, non sto esercitando la ragione. Perchè la certezza è estranea alla ragione, che invece è cosciente della provvisorietà e dell'incompletezza di ogni rappresentazione.

Il giudizio è sempre falso in quanto obbedisce a me, alla mia esperienza, alla descrizione che ne ho del mondo e alle idee preconcette che ho sul mondo. Non è falso nel senso che mi imbroglia, ma è falso nel senso che non è una verità in quanto è prodotto da fattori che la mia percezione isola da un contesto immenso.
E qui nasce un problema. Io non mi comporto in base al mio giudizio, ma mi comporto in base al mio intento. Non mi comporto in base ad un passato in cui il giudizio è emesso, ma mi comporto in funzione di un futuro possibile in cui il giudizio risponde ad una relazione contingente che mi ha obbligato ad emetterlo, ma del quale facevo tranquillamente a meno. Io vengo costretto ad emettere un giudizio, ma non ho bisogno di emettere un giudizio per affrontare la vita verità dopo verità (meglio Estia dopo Estia).
La ragione è fatta di certezze: tutti sono assolutamente certi che il Sole gira attorno alla terra. E uccidono per certificare questa certezza. Tutti sono assolutamente certi che il demonio si impossessa delle persone: e mettono sul rogo le persone, tanto sono certi della verità cui sono portatori. La ragione è certezza. Assolutezza. La scienza, con le sue scoperte, distrugge la certezza della ragione e la ricostruisce con una diversa conoscenza che diventa, in quel momento, una nuova certezza. La donna è un vaso in cui l’uomo mette il seme. E’ una certezza che condiziona la società. La donna contribuisce per il 50% al patrimonio genetico del nascituro: un’altra certezza che modifica la certezza precedente. L’ovulo sceglie lo spermatozoo più confacente e si apre a quello e solo a quello: è un’altra certezza!
Ognuno di queste certezze diventa verità apriori della ragione.
La ragione procede per certezze: dio ha creato il mondo! E’ una certezza sottoscritta da ogni ragione che considera sé stessa il dio creatore del mondo.


Continua nella terza parte.


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17 gennaio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
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lunedì 10 gennaio 2011

La Stregoneria commenta le "idee" comuni sulla Ragione - Prima parte


Da quanto ho capito, per ora, la differenza fondamentale sta nel significato che attribuiamo al termine “ragione”.

Io per ragione intendo una capacità descrittiva del mondo che hanno gli Esseri della Natura. Una capacità che si conchiude nella quantità e nella forma. Per estensione, in campo umano, ha il suo compimento della matematica e nelle sue formule in quanto ogni oggetto pensato e misurato occupa un posto nell’equazione che, nella testa delle persone si fa “pensiero parlato”. Io, partendo da questo presupposto, incontro uomini che hanno ragioni molto complesse ed articolate e uomini che esprimono ragioni molto povere.

Da quanto posso capire, Lei usa il termine ragione in maniera molto vicina a come la usavano gli illuministi quando contrapponevano la ragione alla superstizione e all’oscurantismo facendo nascere l’era dei lumi.
Lei dice:

La ragione non si oppone o contrappone a nulla, perchè la ragione vuole comprendere qualsiasi cosa, e non ha interessa ad escludere nulla. Ogni dato di fatto è per la ragione indiscutibile e irrinunciabile, per la ragione conta solo cio che è, e tutto ciò che è. I problemi sorgono quando la coscienza viene manomessa, imprigionata in una rete di inibizioni e coazioni imposta dall'esterno (dalla società costituita). A quel punto la ragione diventa una anti-ragione (una sorta di antimateria razionale).

Quando io leggo questo, nel mio sistema di pensiero non è ciò che “vuole la ragione”, ma ciò che vuole l’individuo dalla sua ragione. Ogni soggetto della Natura è innanzi tutto una “volontà di vivere” non è una “ragione”. La ragione, qualunque ragione, è un modo per veicolare e controllare la volontà di vivere. Quando nell’ipotetico brodo primordiale il primo essere separò sé stesso dal mondo in cui viveva facendo sorgere la coscienza, era spinto dalla volontà di vivere, non dalla ragione.
Se lei usa l’affermazione “perchè la ragione vuole comprendere qualsiasi cosa” attribuisce alla ragione una qualità che in realtà appartiene alla volontà di vivere del soggetto di cui la ragione è uno strumento.

Gli Illuministi non opponevano la ragione alla vita; gli illuministi opponevano la ragione all’oscurantismo cristiano. Opponevano una ragione aperta alla conoscenza (aperta allo sviluppo di quell’equazione matematica che è la conoscenza soggettiva dell’uomo) alle soluzioni oscurantiste che una ragione povera opponeva alla ricerca del sapere. In sostanza il dio padrone dei cristiani, il demonio dei cristiani, la vagina vergine della madonna, erano delle “descrizioni razionali” in cui gli uomini dovevano risolvere la loro “ricerca di verità” perché quella era la verità assoluta del mondo dettata da dio. Gli illuministi si oppongono all’oscurantismo con la “Dea Ragione”, cioè con una ragione portatrice di “volontà di espansione” capace di abbattere le barriere imposte dall’oscurantismo e di espandere il sapere. Gli Idola di Francesco Bacone sono un esempio.

Tutto questo scontro è all’interno della ragione, dipende da come noi interpretiamo i fenomeni del mondo. Sia che noi attribuiamo gli effetti degli spasmi al demonio o che noi li attribuiamo all’epilessia; sempre di ragione di stratta.

Quando lei dice:

A quel punto la ragione diventa una anti-ragione (una sorta di antimateria razionale). Applica filtri non più in base alle necessità temporanee di elaborazione delle informazioni, ma in base a leggi precostituite e prive di relazione con gli scopi della ragione stessa. Appare come asservita a una volontà esterna, anche se non sappiamo di che volontà si tratti, e a chi o cosa faccia riferimento. Infatti le costrizioni imposte dalla “civiltà” per mezzo delle religioni, le leggi dello stato, le regole morali, le tradizioni, le usanze, eccetera, spesso non sono funzionali a niente che riguardi la conservazione o l'evoluzione dell'individuo o della specie. Assomigliano piuttosto a processi di parassitismo, dal momento che buona parte dell'energia dell'individuo viene deviata verso azioni ed emozioni disfunzionali sia per l'individuo sia per la specie, anche se i “parassiti” restano invisibili (gli stessi detentori del potere sono personalità maniacali e coatte, quindi essi stessi vittima di questo “parassitismo energetico”).


Non fa altro che parlare di “tipi diversi di ragione”. Le regole morali appartengono alle categorie della ragione non della vita; le tradizioni, le usanze, le leggi, lo Stato, appartengono a forme di ragione. Di come la ragione vuole organizzare la vita dell’individuo. Da qui i conflitti fra ragioni diverse.
Conosco le idee di Freud e di coloro che sostennero che gli uomini barattarono la libertà per la sicurezza. Ma sono idee sul mondo che appartengono ad un individuo che stava combattendo contro la feroce educazione ebrea che aveva subito e che pensava l’uomo creato dal suo dio. Ben altri sono i meriti di Freud. Freud è colui che si inventa la stupidaggine della discendenza del monoteismo ebraico dal monoteismo di Akenaton; solo che, poveraccio, non sapeva che Mosè non era mai esistito. Combattere la ragione imposta mediante l’educazione comporta trasformazioni emotive che nulla hanno a che vedere con la ragione, ma che nella ragione hanno i suoi effetti come modificazione dei punti di vista soggettivi della ragione stessa.
La ragione è una protezione rispetto alla vita, ma diventa una barriera terribile e paurosa (alimenta la superstizione) quando da protezione si trasforma in dittatura e poi in padrona dell’individuo come autoidentificazione col dio padrone (la cui immagine lei stessa elabora) quando l’individuo non è più in grado di controllarla con la volontà di vivere.

Quando noi leggiamo un manuale di psicologia al termine emozione ci dice che l’emozione è una destrutturazione delle categorie razionali dell’individuo, coinvolgendo l’apparato neurovegetativo, che poi, quando l’emozione si esaurisce, la ragione dell’individuo viene ricomposta su un piano diverso da quello vissuto all’arrivo dello scoppio emotivo.

Spesso gli atei si fermano a Marx e alle sue idee sulla religione, ma spesso non lo hanno letto attentamente. Preferiscono citare il motto “la religione è l’oppio dei popoli”. E in effetti Marx esaurisce quella tensione della ragione oscurata dalla fede. Esaurisce quel processo di uscita dall’oscurantismo che è iniziato col Rinascimento Italiano (quando Boccaccio riscopre gli Dèi degli antichi) e passa attraverso il libertinismo, l’illuminismo, il positivismo, e si esaurisce nel materialismo storico e dialettico. Dopo Marx la storia cambia: cambia la descrizione della natura dell’uomo. C’è Darwin, Freud, le ricerche psicoanalitiche, ci sono diverse idee sulla vita, si scopre l’intelligenza degli animali, cambia la nozione di intelligenza, si scopre la genetica, nascono le scienze sociali, si scopre il ruolo della scienza neuronale, si scopre, oggi, l’intelligenza strategica delle piante, ecc.

Cambia la dimensione di leggere la vita.


CONTINUA NELLE ALTRE PARTI



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10 gennaio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

martedì 21 dicembre 2010

Il Crogiolo dello Stregone e alcune puntualizzazioni sul come uso il concetto di Ragione. - Prima Parte


Ho ricevuto una serie di puntualizzazioni al Crogiolo dello Stregone in merito all'idea di RAGIONE.

Sono affermazioni alle quali intendo rispondere, ma penso che sia interessante far conoscere delle puntualizzazioni di chi ha letto qualche cosa.

Nei prossimi post, pubblicherò le mie osservazioni. Intanto ecco quella del mio interlocutore:


--


La ragione


Il termine “ragione” credo sia uno dei più ingiustamente bistrattati. Spesso si confonde ragione con razionalismo o con razionalizzazione, ossia con l'uso scorretto della ragione, che non è più ragione, ma anzi il suo contrario. Spesso si contrappone la ragione con “l'rrazionale”, l'”inconscio”, “il magico”. O anche si contrappone ragione e sentimento, ragione ed emozione.
Secondo me tutte queste contrapposizioni non hanno motivo di esistere. La ragione non si oppone o contrappone a nulla, perchè la ragione vuole comprendere qualsiasi cosa, e non ha interessa ad escludere nulla. Ogni dato di fatto è per la ragione indiscutibile e irrinunciabile, per la ragione conta solo cio che è, e tutto ciò che è. I problemi sorgono quando la coscienza viene manomessa, imprigionata in una rete di inibizioni e coazioni imposta dall'esterno (dalla società costituita). A quel punto la ragione diventa una anti-ragione (una sorta di antimateria razionale). Applica filtri non più in base alle necessità temporanee di elaborazione delle informazioni, ma in base a leggi precostituite e prive di relazione con gli scopi della ragione stessa. Appare come asservita a una volontà esterna, anche se non sappiamo di che volontà si tratti, e a chi o cosa faccia riferimento. Infatti le costrizioni imposte dalla “civiltà” per mezzo delle religioni, le leggi dello stato, le regole morali, le tradizioni, le usanze, eccetera, spesso non sono funzionali a niente che riguardi la conservazione o l'evoluzione dell'individuo o della specie. Assomigliano piuttosto a processi di parassitismo, dal momento che buona parte dell'energia dell'individuo viene deviata verso azioni ed emozioni disfunzionali sia per l'individuo sia per la specie, anche se i “parassiti” restano invisibili (gli stessi detentori del potere sono personalità maniacali e coatte, quindi essi stessi vittima di questo “parassitismo energetico”).
Nel seguito discuto del termine ragione, del suo uso e del suo significato, in riferimento ad alcuni pensieri tratti da scritti di Claudio Simeoni, che cito in caratteri corsivi.


L'insieme del mondo che riusciamo a descrivere mediante le parole si chiama "ragione". Quanto non riusciamo a descrivere mediante le parole lo chiamiamo "percezione", o altri nomi a seconda dei riferimenti che facciamo.
Il bastone dello Stregone è dunque formato da


la sospensione del dialogo interno, attraverso la quale l'Apprendista Stregone limita il potere assoluto della sua ragione;


la sospensione del giudizio attraverso la quale l'Apprendista Stregone percepisce nuovi fenomeni senza per questo descriverli o elencarli;

un atteggiamento sociale scettico attraverso il quale sviluppare se stesso senza sottomettersi socialmente.


Ma dire che la ragione consiste nell insieme del mondo che riusciamo a descrivere mediante le parole mi sembra fuorviante. Direi piuttosto:
La ragione è la facoltà di elaborazione dei dati sensibili (esterni e interni). Può essere definita come l'insieme di regole e procedure seguite dalla coscienza nell'esercizio dell'intelligenza. Essa crea una mappa del mondo utilizzando la quale dirige le azioni. Ma tra i dati a disposizione della ragione non ci sono solo quelli della mappa. La ragione (l'intelligenza) sa che la mappa è solo una mappa, cioè sa anche che la mappa si riferisce a qualcos'altro, e quindi sa che per acquisire nuove informazioni deve interrompere il filtraggio (che effettua normalmente per restringere l'ambito della sua elaborazione alle informazioni già elaborate e inserite nella mappa - che altro non è che un sistema di definizioni e relazioni) e lasciar entrare informazioni prive di relazioni riconosciute con quelle già inserite nella mappa (e che quindi la ragione non sa ancora dove mettere). In sostanza si tratta di destinare una certa quantità di risorse (memoria e capacità di elaborazione) a elementi non immediatamente relazionabili e quindi non inseribili nella mappa. Questo garantisce una continua evoluzione e un continuo adattamento, a patto che le nuove informazioni vengano poi elaborate e inserite della mappa, arricchendola in quantità e qualità d'informazione.
Non vedo motivo per contrapporre la ragione ad altre (spesso indefinite o vaghe) facoltà di apprendimento. La percezione ha anch'essa una “ragione”, una razionalità, che è diversa rispetto alla ragione associata alla coscienza ordinaria. La ragione in generale non è altro che ordinamento (attraverso relazioni) ed elaborazione dei dati ricevuti attraverso tutti i canali di comunicazione disponibili. La percezione deve essere il risultato di una forma di elaborazione (quindi opera di una forma di ragione) perchè i dati forniti sono già strutturati e in relazione tra loro senza un intervento cosciente. Ad esempio vedo un uomo e una donna che camminano abbracciati. Le immagini dei corpi, ben distinti tra loro e la relazione spaziale tra loro e con l'ambiente circostante sono già definiti a livello percettivo, ossia inconscio (dal punto di vista della coscienza ordinaria). La ragione “ordinaria” elabora poi questa percezione, associando, ad esempio, il pensiero “quei due stanno insieme”.

Se noi sospendiamo il giudizio viviamo con molta fatica nella società umana ed allora usiamo un espediente: il giudizio di necessità.


Il giudizio di necessità è quello che dice: io penso che quella cosa debba essere in quel modo e dal momento che debbo agire agisco di conseguenza, però, se scopro che le cose possono non stare in quel modo, torno immediatamente indietro, cambio il mio giudizio di necessità e modifico la direzione della mia azione.


Il giudizio di necessità mi consente l'azione ma non mi sottomette al giudizio espresso; mi consente di cambiare opinione ogni volta che al mio pensato si aggiungono nuovi elementi e nuovi fenomeni.

Quanto sopra lascia intendere una concezione del giudizio che, pur essendo quella più diffusa e appartenente al senso comune, considero falsa e deviante. Il giudizio, se vogliamo essere seri, non può mai essere “vero o falso”, “bianco o nero”. Se, una volta che ho deciso che una cosa è “vera”, mi comporto come chi ha la certezza che le cose stanno in quel modo, non sto esercitando la ragione. Perchè la certezza è estranea alla ragione, che invece è cosciente della provvisorietà e dell'incompletezza di ogni rappresentazione.
Simeoni esprime questo concetto per mezzo del “giudizio di necessità”, ossia un giudizio privato del suo carattere “normativo” e ridimensionato al suo ruolo pratico, di mezzo provvisorio e mutevole per indirizzare le azioni in base al proprio intento. Ma questo “giudizio di necessità” coincide allora col giudizio tout court, correttamente inteso. Infatti un retto giudizio non ha mai la pretesa di essere assoluto o immutabile, ma è cosciente dei suoi limiti.
Insomma, non c'è da sospendere il giudizio, ma l'attività coatta di processi pseudo-razionali, pensieri caotici o ossessivi, che interferiscono con la percezione, e l'azione di censura preventiva esercitata dai condizionamenti sociali. La ragione, da parte sua, si limita a elaborare la percezione senza pre-dirigerla (a meno che non si voglia coscientemente focalizzare un determinato aspetto).
La ragione ha i mezzi, non solo per emettere giudizi, ma anche per emettere giudizi sui suoi stessi giudizi. Quindi per giudicare l'attendibilità dei suoi giudizi.
La ragione sa di disporre solo di un numero limitato di informazioni estratte da una banca dati illimitata. Sa quindi che i suoi giudizi hanno sempre un margine di fallacia, una percentuale di probabilità di esser veri e una complementare probabilità di esser falsi. E' anche quel 'vero' è relativo, è sempre parziale, e quindi mai “vero al cento per cento”. La ragione tiene conto di questo e non conclude mai: “questo è così”, ma argomenta “questa descrizione di certi fenomeni, in base ai dati raccolti e alla loro elaborazione, ha molte probabilità di essere confermata da ulteriori osservazioni” e quindi “può essere provvisoriamente considerata come 'vera' e inserita nella mappa”. La quale mappa non è qualcosa di fisso ma è in continua evoluzione, crescita, perfezionamento. E' cioè una mappa dinamica.
Non solo la mappa è variabile, ma i suoi dati sono associati a un grado di probabilità variabile: non c'è vero o falso, ma diversi gradi di probabilità di esser vero, e anche questi valori di probabilità cambiano nel tempo (esiste anche una branca della logica, chiamata “fuzzy logic”, logica sfumata, che formalizza questi concetti)
Quello che Simeoni chiama “il potere assoluto della ragione” non appartiene alla ragione. Perchè la ragione sa di non poter esercitare, e non ha motivo di esercitare un potere assoluto. Il potere appartiene alla “ragione dell'ego”, dove per ego intendo una immagine statica e distorta dell'io (con la sua mappa alterata della realtà in cui l'io diventa il centro, in analogia con la concezione geocentrica del cosmo di secoli fa), che sostituisce l'io nelle sue funzioni.Il problema è la mappa statica. Se si ha una mappa statica e distorta, sarà impossibile dare giudizi esatti con sufficiente approssimazione. La quantità di interpretazioni errate sarà tanto più alta, quanto maggiore è la staticità e la distorsione della mappa.E il fatto che la mappa sia statica e distorta non è imputabile alla ragione, ma ai condizionamenti sociali, che, con insistenza e violenza, indirizzano l'attenzione verso certi aspetti della realtà e la distolgono da altri, impongono certe interpretazioni della realtà e ne vietano altre. O addirittura impongono realtà inesistenti, incoerenti, insensate, contrarie alla ragione, come nelle religioni monoteiste e nelle superstizioni di ogni genere.
Quindi non si tratta del “potere assoluto della ragione”, ma della manomissione della ragione, che viene ridotta allo strumento unidirezionale e maniacale della volontà di potere, quando questa si chiude in sè stessa, generando un “autismo del potere” nel quale l'autoaffermazione è l'unico valore, e perciò tende all'assoluto. Questo autismo ha una forma attiva e una passiva (sado-masochismo). La forma passiva implica una sorta di identificazione nel “padrone” e nella sua onnipotenza, che il masochista alimenta e cura con la sua incondizionata sottomissione. Come dire: non posso essere onnipotente ma posso diventare proprietà, e quindi parte, di un'entità onnipotente. Un tale sistema ha bisogno di rigore, di inflessibilità, di chiusura: i ruoli devono restare fissi, la mappa deve restare immutata, e ogni trasgressione deve essere punita (a alla trasgressione e la punizione si riduce l'unico dinamismo del sistema).
D'altra parte, se la mappa deve essere variabile, è chiaro che non deve esserlo troppo, deve comunque conservare un alto grado di stabilità, pur essendo continuamewnte disposta al mutamento. Perchè il mutamento non deve essere tale da causare un disorientamento, ossia un'incapacità temporanea ma durevole (o peggio, permanente, come nella malattia mentale) di rappresentare la realtà in maniera coerente e comprensibile.
Ma ora come ora, nella nostra “civiltà”, lo stato “normale“ della ragione è una sorta di delirio di onnipotenza, in cui la ragione finge e si auto-illude di aver raggiunto la sua irraggiungibile meta, la comprensione totale, blindando la conoscenza acquisita (la mappa) e dandola per verità assoluta, ignorandone qualunque incongruenza e qualunque lacuna. Così facendo la ragione, lungi dal divenire onnipotente, rinuncia a gran parte delle sue potenzialità, riducendosi a semplice meccanismo asservito a un unico compito ripetitivo e immutabile: la salvaguardia della mappa e delle sue relazioni interne, ossia delle sue verità e delle sue regole. Ma questa non è più ragione, in quanto ha ben poco di ragionevole, andrebbe caso mai chiamata 'pseudo-ragione egoica' o qualcosa di simile.
Sul ruolo della ragione, lo stesso Simeoni corregge il tiro quando parla del sapere e del chiedersi il perchè delle cose:


Nel Crogiolo mettiamo il chiedersi il perché delle cose. Attraverso quest'attività, mentre mescoliamo usando il nostro bastone, approfondiamo il nostro giudizio di necessità che diventa la nostra verità. La verità della ragione, la verità in grado di misurare la nostra capacità di chiederci il perché delle cose. La verità della spiegazione che ci pone la grande sfida: o l'individuo ne modifica i confini violandola continuamente o la verità si appropria dell'individuo mettendo fine al suo chiedersi il Perché delle Cose!


La ragione aumenta il suo Sapere dilatandosi. Le sue descrizioni e i suoi giudizi di necessità sono sempre più profondi e più articolati. Non è più una ragione povera e misera che finge di non vedere i fenomeni per non doverli spiegare, ma è una grande ragione attenta e curiosa al nuovo che le si presenta.


In sintesi, il concetto che voglio evidenziare, è che contrapporre la ragione a qualche facoltà di comprensione extrarazionale può solo portarci fuori strada: la ragione, puro strumento di elaborazione di informazioni, è l'unico mezzo per acquisire conoscenza, altrimenti si hanno solo percezioni, impressioni, dati grezzi, non elaborati e senza relazione con altri dati. E la ragione non ha limiti definiti, perchè ha i mezzi per rinnovare continuamente sè stessa.
Si tratta di usare la ragione in modo corretto, liberandola dai condizionamenti e dai pregiudizi, ma dobbiamo comunque tener presente che quando facciamo questo, stiamo sempre usando la solita ragione. Non qualcos'altro, ma la solita ragione purificata, disinfestata dai condizionamenti sociali. Altrimenti ci mettiamo alla ricerca di mitiche facoltà superrazionali, quando si tratta solo di riaggiustare e far evolvere quello che c'è. E' sufficiente accogliere i dati che normalmente non consideriamo, rimuovendo le inibizioni che ci inducono a scartarli, senza usare nessuna facoltà diversa dalla ragione per elaborarli e conferire loro un senso.
La sospensione del dialogo interno e del giudizio non sono estranei o “esterni” alla ragione, ma si svolgono nel suo ambito e con la sua supervisione, perchè ragione non significa applicazione coatta di un insieme di regole, nè azione mentale coatta nel momento in cui si dovrebbe lasciar spazio alla percezione, ma elaborazione cosciente dei dati vecchi e nuovi, che determinano una continua espansione e un continuo rinnovamento della mappa della realtà.

Il grande problema della ragione si ha quando si trasferisce il metodo dalla relazione fra gli Esseri Umani alla relazione all'interno del singolo Essere. Il singolo Essere Umano non è ragione, è magia!


Per voler semplificare dirò che il mio cuore batte comunque sia che io conosca la biologia della circolazione sanguigna sia che io non la conosca. Gli Esseri Umani nascono e crescono obbedendo a stimoli e leggi anche senza essere in grado di descrivere quegli stimoli e quelle leggi. I comportamenti che un soggetto ha obbedendo alla costruzione iniziale della propria struttura del DNA sono uguali sia che egli conosca l'esistenza di quella struttura che non la conosca.


L'individuo è magia in quanto anche se lui non è in grado di conoscere la propria struttura questa sviluppa un numero tali di stimolazioni per cui egli è in grado di crescere e svilupparsi comunque.


Ma la “magia” non è altro che una parte della realtà che la ragione non ha ancora rappresentato in maniera coerente e relazionata all'interno della sua mappa del mondo. Questo non significa che sia in conflitto, o estranea alla ragione. Ovviamente anche la magia si accorda con la ragione, solo obbedisce a leggi che la ragione non ha ancora definito e rappresentato. La circolazione sanguigna funziona senza l'intervento della coscienza (sarebbe meglio dire della coscienza individuale ordinaria), ma tuttavia segue delle leggi. E queste leggi, per come le conosciamo, sono ovviamente razionali, nè potrebbe essere diversamente, perchè la ragione è semplicemente l'ordine delle cose. E se si ritiene, come sembra asserire lo stesso Simeoni, che la coscienza pervada l'intero universo, allora perchè non supporre, come ipotesi più logica, che il nostro corpo, i nostri organi, siano guidati da una consapevolezza? Una consapevolezza diversa da quella di ciò che chiamiamo “io”, una consapevolezza inaccessibile alla nostra “coscienza di veglia”, ma pur sempre una consapevolezza, e un'intelligenza, capace di esercitare la ragione. Il funzionamento del nostro corpo, potrebbe benissimo essere guidato da un'insieme di consapevolezze distinte e interagenti. Tutto questo, se risultasse vero, non sarebbe affatto in conflitto con la ragione, anzi renderebbe più intelligibili molti fenomi che la nostra ragione, allo stato attuale delle sue conoscenze, non è in grado di comprendere.


L'individuo adulto è colui che si espande nel mondo in cui vive. Per farlo espone la sua struttura emozionale.

Il NON adulto nasconde la propria struttura emozionale dietro alla barriera della ragione, a dure corazzature razionalistiche con le quali giustifica la separazione fra sé e il mondo in cui vive.


Anche qui trovo una confusione di termini. La ragione non può, per sua stessa natura, costruire barriere che bloccano l'espressione e il libero scambio emozionale, perchè la ragione è onesta ricerca della verità, non ha alcun interesse a mistificare e nascondere. La ragione non conosce menzogna, ma solo le sue leggi intrinseche: le leggi della ragione, appunto, che non sono mai in contrasto con la realtà. La ragione cerca di comprendere la realtà, sa bene che falsificarla significa rinunciare a comprenderla. Nella frase precedente c'è ancora una volta confusione tra ragione in quanto tale, e ragione sabotata e distorta dai processi educativi e dalla costante pressione sociale. Sone queste distorsioni a produrre le barriere, sono i guasti della ragione, ossia l'irragionevolezza, a generare le barriere, non la ragione stessa.
Al di fuori della ragione c'è solo credenza nei miti: ossia prendere per realtà una descrizione o una fantasia, prendere per vero un racconto (mito) senza averne mai verificato la corrispondenza con la realtà dei fatti. Che porta alla distruzione dell'intelligenza, dell'autonomia, della libertà, della dignità dell'essere umano. Credere significa accettare il principio d'autorità, mentre la ragione non accetta alcuna autorità se non quella della percezione diretta dei fenomeni, e dei risultati dell'elaborazione dei dati percepiti (nei limiti del contesto in cui tale elaborazione dimostra validità ed efficacia).

---
NOTA: non ho messo il nome del mio interlocutore, sono interessato ai concetti, non alle persone. Qualora me lo chiederà sarò ben felice di mettere le indicazioni che vorrà.

Questo è quanto mi invia.
A questo oppongo le mie "ragioni"


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21 dicembre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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martedì 16 settembre 2008

giovedì 7 agosto 2008

Radio Pagana, 2008 agosto 06. Comprendere il Mito Antico e la sua realtà scientifica. Prima e seconda parte.

Il mito rappresenta un modo per descrivere un mondo intuito e vissuto per il quale non esistono parole per descriverlo. Il mondo del Mito sfugge alla ragione e alla scienza in quanto è il mondo che si rappresenta mediante le azioni. Il mito non è le fantasie della ragione, ma la ragione usa le sue fantasie per tentare di circoscrivere il Mito. http://www.federazionepagana.it/discorsosulmito.html

- prima parte. [45'57", 21 MB].
http://www.stregoneriapagana.it/trasmissioni_radiofoniche/20080803_scienza_mito1.mp3

- seconda parte. [33'35”, 15 MB]
http://www.stregoneriapagana.it/trasmissioni_radiofoniche/20080804_scienza_mito2.mp3

mercoledì 21 maggio 2008

Radio Pagana, 21 maggio 2008. Per favore non confondete Pagani Politeisti con atei e anticlericali! [35'07", 16 MB]

Quale differenza vi è fra anticlericali e atei, da un lato e Pagani Politeisti dall'altro? Per favore non confondete la descrizione del Male fatta dai Pagani politeisti con le esternazioni, contingenti e strumentali, di atei e anticlericali. http://www.federazionepagana.it/paganesimoateismo.html
http://www.stregoneriapagana.it/trasmissioni_radiofoniche/20080518_atei_anticlericali.mp3

domenica 13 aprile 2008

Radio Pagana, 11-14 aprile 2008. Per il Paganesimo Politeista, contro la ragione e il razionalismo - Prima e seconda parte.

[Prima parte. 39'06”, 18 MB] Il processo al dominio della ragione sull'individuo. La ragione come strumento dell'individuo. La ragione come dittatura dell'individuo. La superstizione come sbarre della prigione in cui la ragione rinchiude l'individuo. http://www.stregoneriapagana.it/ragionerazionalismo.html
http://www.stregoneriapagana.it/trasmissioni_radiofoniche/20080407_ragione_razionalismo.mp3
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[Seconda parte. 38'44", 18 MB] Uso sociale della ragione come gabbia in cui rinchiudere le emozioni e le pulsioni di vita delle persone. Il processo al dominio della ragione sull'individuo. La ragione come strumento dell'individuo. La ragione come dittatura dell'individuo. La superstizione come sbarre della prigione in cui la ragione rinchiude l'individuo. http://www.stregoneriapagana.it/ragionerazionalismo.html http://www.stregoneriapagana.it/trasmissioni_radiofoniche/20080408_ragione_razionalismo2.mp3

sabato 1 marzo 2008

Libertà, ragione e fede fra cristianesimo e Paganesimo Politeista.

Nel commento al ventitreesimo paragrafo dell’Enciclica Spe Salvi di Ratzinger si inizia a confrontare le diverse visioni della vita e della libertà che ci sono fra cristianesimo e Paganesimo Politeista.
In filosofia e nella società in cui viviamo esistono dei concetti di fondo che vengono definiti con singole parole come, ad esempio, libertà, libero arbitrio, ragione, volontà, divenire, verità, ecc.. Il sentire comune presume (e Francesco Bacone contestò già allora la questione) che queste parole definiscano cose scontate. Quando una persona usa il termine “libertà” pensa di dire una cosa importante e, invece, non sta dicendo nulla se non ha premesso e SIGNIFICATO il termine libertà. Il gioco degli inganni, nella società in cui viviamo, consiste nell’attività del truffatore che usa dei termini e lascia al suo ascoltatore immaginare il significato che ha quel termine. Così, l’ascoltatore, non attribuisce al termine ascoltato il significato che ne da l’oratore, ma proietta sul termine ascoltato il significato che la sua esperienza e le sue emozioni attribuiscono a quel termine.
Lo stesso vale per i cattolici e per Ratzinger in particolare.
Nella sua Spe Salvi, Ratzinger, usa il termine ragione, libertà, fede, dio, evitando di significare i termini che usa. Certamente nell’ambiente ecclesiastico quei termini hanno un significato culturale univoco che viene insegnato nei seminari e che Ratzinger ritiene scontato per tutta la società civile, ma la società civile deve ripassare, ricordare, il significato che Ratzinger attribuisce a quei termini perché solo nel significato attribuito si capiscono le intenzioni di Ratzinger.

Quando Ratzinger afferma:

“Sì, la ragione è il grande dono di Dio all'uomo, e la vittoria della ragione sull'irrazionalità è anche uno scopo della fede cristiana.”

Significa che per lui, e per ogni cattolico, è razionale aver fede!
Cosa significa una simile affermazione?
Cosa significa “aver fede”?
Come si induce la fede nelle persone?
Cosa implica una società in cui le persone anziché agire in base agli elementi della realtà sensibile che la ragione descrive, agiscono per fede?
E come è possibile parlare di “scopo della fede” contro l’irrazionalità quando ogni oggetto di fede è oggettivamente un elemento irrazionale? Fuori della percezione dei soggetti?

E ancora:

Che cosa significa l’affermazione di Razinger che “l’uomo ha bisogno di dio!”?

Un’affermazione che nel commento al ventitreesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi, così suona:

“Qual è il “comune intrinseco criterio di misura”? Ratzinger ha un solo concetto di “libertà” legato all’unico concetto che ha dell’uomo inteso come oggetto di proprietà del suo dio. Libertà, per Ratzinger, è il diritto del suo dio di possedere gli uomini. Libertà, per Ratzinger è il diritto del suo dio di macellare le persone senza dover rispondere a regole o a sanzioni: libertà di violare ogni legge, ogni norma, ogni condizione morale. Lui è il padrone; libero di saccheggiare e distruggere. Libertà, per Ratzinger è il suo diritto a possedere le persone. Questo è il concetto di “misura” di Ratzinger che completa affermando: “Diciamolo ora in modo molto semplice: l'uomo ha bisogno di Dio”. L’uomo, per Ratzinger, ha bisogno del padrone e lui rappresenta il padrone che possiede gli uomini!”


Capire cosa viene detto e capirle le intenzioni.
Capire il significato delle parole, anche usando Freud in Totem e Tabù:

“[...]Nella nevrosi ossessiva ci appare chiarissimo il perpetuarsi dell’onnipotenza dei pensieri; qui i risultati di questo primitivo modo di pensare sono assai prossimi alla coscienza. Ma dobbiamo evitare di riconoscere in ciò una caratteristica particolare a questa nevrosi, in quanto l’indagine psicoanalitica la rivela in tutte le altre nevrosi. In tutte le nevrosi non è determinante, nella formazione dei sintomi, la realtà dei fatti, ma quella del pensiero. I nevrotici vivono in un particolare mondo, in cui, come ho già detto, ha corso solo la “valuta nevrotica”; .....”

Il commento al ventitreesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi lo trovate all’indirizzo:
http://www.stregoneriapagana.it/spesalvi23.html

E continua il commento alla Spe Salvi di Ratzinger e alle implicazioni sociali che tale enciclica ha.
Claudio Simeoni
Meccanico
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