martedì 11 luglio 2017

Il mito e la tirannia sociale

Per capire da dove nasce la tirannia in contrapposizione alla democrazia è necessario ricorrere agli autori antichi che, usati dai cristiani, sono stati presi  pretesto per distruggere la vita degli uomini.

Quando dei racconti dei poeti Isocrate scrive:

E (i poeti) hanno detto sugli stessi Dèi cose tali quali nessuno oserebbe dire sul conto dei nemici; infatti non solo imputano a loro furti, adulteri e di aver lavorato al servizio di uomini, ma inventano sul loro conto anche divoramenti di figli, evirazioni di padri, incatenamento di madri e numerosi altri misfatti. Non pagarono la giusta pena per questo, ma non la scamparono in verità impuniti, bensì alcuni di essi andarono raminghi e privi di sostentamento quotidiano, altri divennero ciechi, un altro trascorse tutta la vita in fuga dalla patria e in lotta contro i propri familiari; Orfeo, invece, che si eera più di ogni altro dedicato a questo tipo di racconti, terminò i propri giorni sbranato.

Tratto da: Orfici, testimonianze e frammenti, nell'edizione Otto Kern, Edizione Bompiani a cura di Giovanni Reale edizione 2011.

Quando i poeti vengono ridotti alla narrativa e le immagini ridotte a dati di realtà fattiva, del Mito non rimane nulla.

Se non si comprende che Crono, il Tempo, nasconde dentro di sé i figli finché il mutamento consente il passaggio dalla potenza alla manifestazione, è solo uno che si mangia i suoi figli.
Se non si comprende che il passaggio dalla potenza alla manifestazione è un atto di volontà e che un atto di volontà può essere rappresentato simbolicamente solo con un gesto violento di liberazione o di contenimento, significa che della vita non solo non hai capito nulla, ma stai facendo un gioco sporco che ha nel tiranno, che vuole "mettere ordine in questa violenza", l'intento della negazione della vita.

Quando all'immagine di Zeus che libera dal Tempo, sia il Mare Fecondo, la vita della Natura, la sua rappresentazione, la libertà e l'intelligenza progettuale (nell'ordine: Poseidone, Hera, Estia, Demetra e Ade) mettendoli a fondamento della vita razionale, si sostituisce il padrone che dice "sia la luce" e si pretende che questa aberrazione, il padrone della luce, sia il fondamento del presente, altro non si fa che legittimare la tirannia e la distruzione delle società civili.

L’interpretazione del mito rivela le intenzioni dell’uomo e le intenzioni criminali messe in atto nella società vengono precedute da giustificazioni i cui contenuti sono insulti agli uomini, alla loro vita e ai loro principi esistenziali, sia sotto forma di satira che di pura diffamazione o calunnia.


Se non si reagisce alla calunnia, alla diffamazione specialmente quando questa è travestita da satira, poi arrivano le stragi e i delitti contro i calunniati e i diffamati: questa è la pratica dei cristiani che ha in Platone e i Gesù i mandanti delle stragi degli ultimi 2000 anni.

Claudio Simeoni

Nessun commento:

Posta un commento