Commento al venticinquesimo paragrafo dell'enciclica Spe Salvi di Ratzinger; La redenzione cristiana e le illusioni salvifiche di Ratzinger. La condanna della scienza per sottometterla alla sua religione. Il fallimento dell'esistenza del cristiano; in cosa consiste. La paura di Ratzinger nell'attesa della propria morte consapevole della fine del suo delirio di onnipotenza. http://www.stregoneriapagana.it/spesalvi25.html
http://www.stregoneriapagana.it/trasmissioni_radiofoniche/20080923_paura_morte_ratzinger25.mp3
La Religione Pagana. Idee, modi di vedere gli Dèi e la vita, la percezione del divino e le attività religiose della Federazione Pagana. Gli Esseri Umani non sono circondati da "oggetti", ma quegli "oggetti" sono Dèi che come gli Esseri Umani progettano il loro futuro in un cammino di eternità.
Visualizzazione post con etichetta Morte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Morte. Mostra tutti i post
martedì 30 settembre 2008
venerdì 30 maggio 2008
Il cristiano e il pagano di fronte alla morte! commento al quarantasettesimo paragrafo dell'Enciclica Spe Salvi di Ratzinger
Ho caricato il commento al quarantasettesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi di Ratzinger.
Si tratta del confronto psico-emotivo fra l’atteggiamento del Pagano Politeista di fronte alla morte e l’atteggiamento del cristiano
Vi invio un estratto dalla pagina:
http://www.stregoneriapagana.it/spesalvi47.html
-----Inizio dell’estratto dal commento al quarantasettesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi di Ratzinger------
[...]
Continua Ratzinger:
“Nel momento del Giudizio sperimentiamo ed accogliamo questo prevalere del suo amore su tutto il male nel mondo ed in noi. Il dolore dell'amore diventa la nostra salvezza e la nostra gioia. È chiaro che la « durata » di questo bruciare che trasforma non la possiamo calcolare con le misure cronometriche di questo mondo. Il « momento » trasformatore di questo incontro sfugge al cronometraggio terreno – è tempo del cuore, tempo del « passaggio » alla comunione con Dio nel Corpo di Cristo.39 Il Giudizio di Dio è speranza sia perché è giustizia, sia perché è grazia. Se fosse soltanto grazia che rende irrilevante tutto ciò che è terreno, Dio resterebbe a noi debitore della risposta alla domanda circa la giustizia – domanda per noi decisiva davanti alla storia e a Dio stesso. Se fosse pura giustizia, potrebbe essere alla fine per tutti noi solo motivo di paura. L'incarnazione di Dio in Cristo ha collegato talmente l'uno con l'altra – giudizio e grazia – che la giustizia viene stabilita con fermezza: tutti noi attendiamo alla nostra salvezza « con timore e tremore » (Fil 2,12). Ciononostante la grazia consente a noi tutti di sperare e di andare pieni di fiducia incontro al Giudice che conosciamo come nostro « avvocato », parakletos (cfr 1 Gv 2,1).”
Sono consapevole che discutere di questo significa discutere di patologia psichiatrica: che cosa una persona immagina. L’immaginazione, se viene giustificata attraverso un “atto di fede”, diventa un’offesa alla società civile quando assume un qualche carattere di pretesa oggettività che viene imposto alla società e sovrapposto alla Costituzione.
Per riuscire a capire che cosa comportano le affermazioni di Ratzinger si deve pescare alla tradizione cristiana sul giudizio universale o giudizio finale.
[.......]
“Quando te ne stai seduto nella tua cella, raccogliti in te stesso e pensa al giorno della tua morte..., ti faccia orrore la vanità di questo mondo... Pensa anche a quanti sono all’inferno... Ma ricordati anche del giorno della resurrezione; cerca di immaginare anche il giudizio terribile di dio... gemi allora sui castighi riservati ai peccatori; piangi, immergiti nelle immagini delle loro lacrime, nel timore di essere partecipe alla loro rovina; poi, pensando ai premi promessi ai giusti, allietati, e stai allegro... Che il tuo spirito non perda mai di vista quanto ti ho detto, così che tu possa almeno fuggire i pensieri cattivi.”
Sant’Agostino che fu profondamente segnato dal monachesimo e che impose al proprio clero la vita comune e la povertà, fra tanti discorsi dedicati al tema della morte, scrisse anche queste parole: “E’ grazie ad una grande misericordia che iddio ci lascia ignorare il giorno della nostra morte perché così pensando ogni giorno di poter morire, vi diate cura di conservarvi”.
I passi citati ci consentono di intravedere un filo che percorre la tradizione monastica. E’ quest’ultima, infatti, che per prima ha vissuto ed insegnato il quotidie morior e la necessità di fare della vita una preparazione alla morte. Nel capitolo quarto della regola di san Benedetto (morto nel 543), troviamo gli incitamenti seguenti: “Temere il giorno del giudizio; aver paura dell’inferno; desiderare la vita eterna con ardore pienamente spirituale; avere ogni giorno davanti agli occhi l’eventualità della morte”. La “scala del paradiso” di san Giovanni Climaco (morto nel 600) reca al suo settimo gradino questo paragone illuminante, “Come il pane è l’alimento più necessario, così la meditazione sulla morte è l’atto più importante” e vi leggiamo anche quest’altra formula: “Come abitualmente si dice un abisso quell’acqua profonda di cui non si riesce ad arrivare al fondo (ed è perciò che le si dà questo nome), così il pensiero della morte produce in noi un abisso senza fondo di purezza e di opere buone”.
La spiritualità cistercense non mancò di adottare la meditazione sui “novissimi” eventi, e sebbene san Bernardo non abbia personalmente dato un’importanza capitale al pensiero della morte, tuttavia le generazioni venute dopo di lui tennero presenti sul tema alcune sentenze particolarmente eloquenti che era dato incontrare in un sermone rivolto ai suoi monaci. “ Che cosa sono i “novissimi”? – chiedeva loro il santo – dato che si dice che , se gli hai sempre presenti non peccherai mai? Sono la morte, il giudizio, la geenna. Che cosa c’è di più orribile della morte? Che cosa c’è di più terribile del giudizio? Ed è chiaro che non si possa immaginare nulla di più insopportabile della geenna. Di che cosa avrà mai paura uno che non trema, non è spaventato , non è sconvolto di paura al pensiero di una cosa simile?”.”
Jean Delumeau “Il peccato e la paura” ed il mulino pag. 93-94
Non esisteva la paura della morte prima dell’arrivo dei cristiani. La morte parte della vita al punto che Epicuro afferma: "Quando noi siamo, la morte non è; e quando è la morte, noi non siamo!"
Né gli Orfici avevano paura della morte.
Nelle laminette Orfiche si legge:
Laminetta d'oro di Petelia
Troverai a sinistra delle case di Ade una fonte,
e accanto ad essa eretto un bianco cipresso:
a questa fonte non avvicinarti neppure.
Ma ne troverai un'altra, la fredda acqua che scorre
dal lago di Mnemosyne: vi stanno innanzi i custodi.
Di': “Son figlio della Terra e del cielo stellato:
urania è la mia stirpe, e ciò sapete anche voi.
Di sete son arsa e vengo meno: ma datemi presto
la fredda acqua che scorre dal lago di Mnemosyne”.
Ed essi ti daranno da bere dalla fonte divina;
e dopo di allora con gli altri eroi sarai sovrana.
A Mnemosyne è sacro questo (testo): (per il mystes), quando
sia sul punto di morire [...]
in margine[...] la tenebra che tutt'intorno si stende
Trad. G. Pugliese Carratelli
Potremmo continuare con gli epigrammi votivi dall’Antologia Palatina, come, ad esempio:
“Anche te ha perduto, Cleanoride,
il desiderio della terra natia,
quando t’affidasti al turbine invernale
di Noto: la stagione ti aveva dubbioso
indugiato, ma poi gli umidi fiotti
travolsero la tua giovinezza fiorente.”
E si potrebbe continuare attraversando tutte le antiche religioni.
Ratzinger, dunque, esprime una patologia di terrore della morte come è stato educato. Sa del suo fallimento e lo teme. Per questo si affida al giudizio del suo dio, come ultima risorsa si è affidato all’illusione!
E i Pagani Politeisti?
Qual è l’atteggiamento nei confronti della morte dei Pagani Politeisti?
Vale la pena di riprendere un mio scritto in cui si parla della morte. La morte come momento felice. Qualcuno può aver paura di “come morirà”. Ma non della morte. I cristiani sono specialisti nel torturare a morte le persone anticipando la loro idea di dolore, fuoco infernale e stridor di denti. Loro, i cristiani, incutono terrore alle persone, ma la morte in sé non incute nessun terrore. La morte, in sé, è l’apoteosi del piacere della vita: la morte e l’unico istante della vita che possiamo chiamare, a pieno titolo: FELICITA’!
da:
http://www.federazionepagana.it/mortefelice.html
LA MORTE
E’
LA FELICITA’ UMANA
La morte del corpo fisico è l’unico momento in cui si esprime la felicità umana.
Tutta la vita dell’individuo è tesa verso la morte del corpo fisico.
La morte del corpo fisico è il traguardo che l’individuo deve raggiungere.
La morte del corpo fisico è il fine e la giustificazione della nascita di un individuo.
La morte del corpo fisico è la felicità dell’individuo.
Il dolore della vita, il dolore che la vita ha messo a fondamento delle trasformazioni degli individui, nella morte del corpo fisico si scioglie e si annulla.
Il trionfo dell’individuo c’è solo al momento della morte del corpo fisico.
Il momento della morte dell’individuo è il suo momento di verità. E’ il momento in cui l’individuo riassume l’intera propria esistenza. La morte è disperazione solo per chi ha vissuto da disperato, al di là di come ha tappato le proprie orecchie alla propria disperazione.
Eppure la morte è attesa da molti con terrore, come un momento da allontanare il più possibile. Altri la cercano affannosamente per alleviare le proprie angosce.
-----------Fine Estratto-------
Il resto ve lo leggete all’indirizzo:
http://www.stregoneriapagana.it/spesalvi47.html
--
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it
Si tratta del confronto psico-emotivo fra l’atteggiamento del Pagano Politeista di fronte alla morte e l’atteggiamento del cristiano
Vi invio un estratto dalla pagina:
http://www.stregoneriapagana.it/spesalvi47.html
-----Inizio dell’estratto dal commento al quarantasettesimo paragrafo dell’enciclica Spe Salvi di Ratzinger------
[...]
Continua Ratzinger:
“Nel momento del Giudizio sperimentiamo ed accogliamo questo prevalere del suo amore su tutto il male nel mondo ed in noi. Il dolore dell'amore diventa la nostra salvezza e la nostra gioia. È chiaro che la « durata » di questo bruciare che trasforma non la possiamo calcolare con le misure cronometriche di questo mondo. Il « momento » trasformatore di questo incontro sfugge al cronometraggio terreno – è tempo del cuore, tempo del « passaggio » alla comunione con Dio nel Corpo di Cristo.39 Il Giudizio di Dio è speranza sia perché è giustizia, sia perché è grazia. Se fosse soltanto grazia che rende irrilevante tutto ciò che è terreno, Dio resterebbe a noi debitore della risposta alla domanda circa la giustizia – domanda per noi decisiva davanti alla storia e a Dio stesso. Se fosse pura giustizia, potrebbe essere alla fine per tutti noi solo motivo di paura. L'incarnazione di Dio in Cristo ha collegato talmente l'uno con l'altra – giudizio e grazia – che la giustizia viene stabilita con fermezza: tutti noi attendiamo alla nostra salvezza « con timore e tremore » (Fil 2,12). Ciononostante la grazia consente a noi tutti di sperare e di andare pieni di fiducia incontro al Giudice che conosciamo come nostro « avvocato », parakletos (cfr 1 Gv 2,1).”
Sono consapevole che discutere di questo significa discutere di patologia psichiatrica: che cosa una persona immagina. L’immaginazione, se viene giustificata attraverso un “atto di fede”, diventa un’offesa alla società civile quando assume un qualche carattere di pretesa oggettività che viene imposto alla società e sovrapposto alla Costituzione.
Per riuscire a capire che cosa comportano le affermazioni di Ratzinger si deve pescare alla tradizione cristiana sul giudizio universale o giudizio finale.
[.......]
“Quando te ne stai seduto nella tua cella, raccogliti in te stesso e pensa al giorno della tua morte..., ti faccia orrore la vanità di questo mondo... Pensa anche a quanti sono all’inferno... Ma ricordati anche del giorno della resurrezione; cerca di immaginare anche il giudizio terribile di dio... gemi allora sui castighi riservati ai peccatori; piangi, immergiti nelle immagini delle loro lacrime, nel timore di essere partecipe alla loro rovina; poi, pensando ai premi promessi ai giusti, allietati, e stai allegro... Che il tuo spirito non perda mai di vista quanto ti ho detto, così che tu possa almeno fuggire i pensieri cattivi.”
Sant’Agostino che fu profondamente segnato dal monachesimo e che impose al proprio clero la vita comune e la povertà, fra tanti discorsi dedicati al tema della morte, scrisse anche queste parole: “E’ grazie ad una grande misericordia che iddio ci lascia ignorare il giorno della nostra morte perché così pensando ogni giorno di poter morire, vi diate cura di conservarvi”.
I passi citati ci consentono di intravedere un filo che percorre la tradizione monastica. E’ quest’ultima, infatti, che per prima ha vissuto ed insegnato il quotidie morior e la necessità di fare della vita una preparazione alla morte. Nel capitolo quarto della regola di san Benedetto (morto nel 543), troviamo gli incitamenti seguenti: “Temere il giorno del giudizio; aver paura dell’inferno; desiderare la vita eterna con ardore pienamente spirituale; avere ogni giorno davanti agli occhi l’eventualità della morte”. La “scala del paradiso” di san Giovanni Climaco (morto nel 600) reca al suo settimo gradino questo paragone illuminante, “Come il pane è l’alimento più necessario, così la meditazione sulla morte è l’atto più importante” e vi leggiamo anche quest’altra formula: “Come abitualmente si dice un abisso quell’acqua profonda di cui non si riesce ad arrivare al fondo (ed è perciò che le si dà questo nome), così il pensiero della morte produce in noi un abisso senza fondo di purezza e di opere buone”.
La spiritualità cistercense non mancò di adottare la meditazione sui “novissimi” eventi, e sebbene san Bernardo non abbia personalmente dato un’importanza capitale al pensiero della morte, tuttavia le generazioni venute dopo di lui tennero presenti sul tema alcune sentenze particolarmente eloquenti che era dato incontrare in un sermone rivolto ai suoi monaci. “ Che cosa sono i “novissimi”? – chiedeva loro il santo – dato che si dice che , se gli hai sempre presenti non peccherai mai? Sono la morte, il giudizio, la geenna. Che cosa c’è di più orribile della morte? Che cosa c’è di più terribile del giudizio? Ed è chiaro che non si possa immaginare nulla di più insopportabile della geenna. Di che cosa avrà mai paura uno che non trema, non è spaventato , non è sconvolto di paura al pensiero di una cosa simile?”.”
Jean Delumeau “Il peccato e la paura” ed il mulino pag. 93-94
Non esisteva la paura della morte prima dell’arrivo dei cristiani. La morte parte della vita al punto che Epicuro afferma: "Quando noi siamo, la morte non è; e quando è la morte, noi non siamo!"
Né gli Orfici avevano paura della morte.
Nelle laminette Orfiche si legge:
Laminetta d'oro di Petelia
Troverai a sinistra delle case di Ade una fonte,
e accanto ad essa eretto un bianco cipresso:
a questa fonte non avvicinarti neppure.
Ma ne troverai un'altra, la fredda acqua che scorre
dal lago di Mnemosyne: vi stanno innanzi i custodi.
Di': “Son figlio della Terra e del cielo stellato:
urania è la mia stirpe, e ciò sapete anche voi.
Di sete son arsa e vengo meno: ma datemi presto
la fredda acqua che scorre dal lago di Mnemosyne”.
Ed essi ti daranno da bere dalla fonte divina;
e dopo di allora con gli altri eroi sarai sovrana.
A Mnemosyne è sacro questo (testo): (per il mystes), quando
sia sul punto di morire [...]
in margine[...] la tenebra che tutt'intorno si stende
Trad. G. Pugliese Carratelli
Potremmo continuare con gli epigrammi votivi dall’Antologia Palatina, come, ad esempio:
“Anche te ha perduto, Cleanoride,
il desiderio della terra natia,
quando t’affidasti al turbine invernale
di Noto: la stagione ti aveva dubbioso
indugiato, ma poi gli umidi fiotti
travolsero la tua giovinezza fiorente.”
E si potrebbe continuare attraversando tutte le antiche religioni.
Ratzinger, dunque, esprime una patologia di terrore della morte come è stato educato. Sa del suo fallimento e lo teme. Per questo si affida al giudizio del suo dio, come ultima risorsa si è affidato all’illusione!
E i Pagani Politeisti?
Qual è l’atteggiamento nei confronti della morte dei Pagani Politeisti?
Vale la pena di riprendere un mio scritto in cui si parla della morte. La morte come momento felice. Qualcuno può aver paura di “come morirà”. Ma non della morte. I cristiani sono specialisti nel torturare a morte le persone anticipando la loro idea di dolore, fuoco infernale e stridor di denti. Loro, i cristiani, incutono terrore alle persone, ma la morte in sé non incute nessun terrore. La morte, in sé, è l’apoteosi del piacere della vita: la morte e l’unico istante della vita che possiamo chiamare, a pieno titolo: FELICITA’!
da:
http://www.federazionepagana.it/mortefelice.html
LA MORTE
E’
LA FELICITA’ UMANA
La morte del corpo fisico è l’unico momento in cui si esprime la felicità umana.
Tutta la vita dell’individuo è tesa verso la morte del corpo fisico.
La morte del corpo fisico è il traguardo che l’individuo deve raggiungere.
La morte del corpo fisico è il fine e la giustificazione della nascita di un individuo.
La morte del corpo fisico è la felicità dell’individuo.
Il dolore della vita, il dolore che la vita ha messo a fondamento delle trasformazioni degli individui, nella morte del corpo fisico si scioglie e si annulla.
Il trionfo dell’individuo c’è solo al momento della morte del corpo fisico.
Il momento della morte dell’individuo è il suo momento di verità. E’ il momento in cui l’individuo riassume l’intera propria esistenza. La morte è disperazione solo per chi ha vissuto da disperato, al di là di come ha tappato le proprie orecchie alla propria disperazione.
Eppure la morte è attesa da molti con terrore, come un momento da allontanare il più possibile. Altri la cercano affannosamente per alleviare le proprie angosce.
-----------Fine Estratto-------
Il resto ve lo leggete all’indirizzo:
http://www.stregoneriapagana.it/spesalvi47.html
--
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it
mercoledì 23 aprile 2008
Radio Pagana, aprile 2008. Elementi a proposito della pulsione di morte.
2008 aprile 22. Elementi a proposito della pulsione di morte. Freud, Reich e la visione della Stregoneria. Prima parte. [32'01”, 15 MB]
La pulsione di morte e come agisce nell'individuo. La manifestazione della pulsione in relazione alle teorie di Freud, Reich e della psicologia. http://www.stregoneriapagana.it/pulsione.html http://www.stregoneriapagana.it/trasmissioni_radiofoniche/20080416_pulsione_morte1.mp3
.
2008 aprile 23. Elementi a proposito della pulsione di morte. Freud, Reich e la visione della Stregoneria. Seconda parte. [29'02”, 13 MB]
La pulsione di morte e l'educazione sociale alla pulsione di morte. La pulsione di morte e come agisce nell'individuo. La manifestazione della pulsione in relazione alle teorie di Freud, Reich e della psicologia. http://www.stregoneriapagana.it/pulsione.html http://www.stregoneriapagana.it/trasmissioni_radiofoniche/20080417_pulsione_morte2.mp3
La pulsione di morte e come agisce nell'individuo. La manifestazione della pulsione in relazione alle teorie di Freud, Reich e della psicologia. http://www.stregoneriapagana.it/pulsione.html http://www.stregoneriapagana.it/trasmissioni_radiofoniche/20080416_pulsione_morte1.mp3
.
2008 aprile 23. Elementi a proposito della pulsione di morte. Freud, Reich e la visione della Stregoneria. Seconda parte. [29'02”, 13 MB]
La pulsione di morte e l'educazione sociale alla pulsione di morte. La pulsione di morte e come agisce nell'individuo. La manifestazione della pulsione in relazione alle teorie di Freud, Reich e della psicologia. http://www.stregoneriapagana.it/pulsione.html http://www.stregoneriapagana.it/trasmissioni_radiofoniche/20080417_pulsione_morte2.mp3
Etichette:
Freud,
Morte,
Nuove trasmissioni Radio Pagana,
pulsione,
Reich
lunedì 17 marzo 2008
Radio Pagana, 17 marzo 2008. Dove va il corpo luminoso dopo la morte del corpo fisico? [39'43", 18 MB]
Come la Stregoneria e il Paganesimo Politeista concepiscono il mondo. Dove va il corpo luminoso dopo la morte del corpo fisico? La concezione del mondo e la sua percezione ad opera del Paganesimo Politeista. http://www.federazionepagana.it/corpoluminoso.html
http://www.stregoneriapagana.it/trasmissioni_radiofoniche/20080312_mortefisica_nascita.mp3
http://www.stregoneriapagana.it/trasmissioni_radiofoniche/20080312_mortefisica_nascita.mp3
sabato 8 marzo 2008
Che cos'è la libertà dell'uomo? La paura di Ratzinger nell'attesa della propria morte!
Continua il lavoro sul commento ai vari paragrafi dell’enciclica Spe Salvi di Ratzinger.
Il commento ha lo scopo di svelare l’attività antisociale di Ratzinger e nello stesso tempo di opporre ai concetti sociali del cristianesimo quelli del Paganesimo Politeista. Spesso, i concetti del Paganesimo Politeista altro non sono che i concetti che regolano la società e che vengono manifestati dalle Costituzioni occidentali, salvo, come in questi due ultimi paragrafi, intervenire nella relazione religiosa fra l’uomo e il mondo e, allora, è un’altra cosa.
Gli ultimi paragrafi commentati sono il paragrafo 24 e il paragrafo 25 dell’enciclica Spe Salvi.
Che cosa intende la chiesa cattolica per Libertà? Cosa intende la società civile per Libertà? Che cos’è la Libertà dell’uomo?
La redenzione cristiana. Il fallimento dell’esistenza del cristiano. La paura di Ratzinger nell’attesa della sua morte.
Due commenti che aprono a temi diversi, ma entrambi temi profondamente religiosi.
Davanti a questi temi, sia gli atei che gli anticlericali balbettano.
Non perché non hanno idee in proposito, ma perché hanno difficoltà ad interpretare il significato che Ratzinger attribuisce a questi termini. Hanno difficoltà a comprendere le intenzioni di Ratzinger.
Serve una concezione religiosa della vita per comprendere una concezione religiosa inumana come quella di Ratzinger. Altrimenti si fa come Pannella, che da un lato si dice anticlericale e dall’altro esalta Ratzinger, o il Ratzinger che lo ha preceduto, perché parla dei poveri incapace di comprendere il significato di quel parlare.
---- Un esempio dal commento al 24° paragrafo-----
Che cosa intende la chiesa cattolica per Libertà? Cosa intende la società civile per Libertà? Che cos’è la Libertà dell’uomo?
Dice Ratzinger:
“Ma ciò significa che:
a) il retto stato delle cose umane, il benessere morale del mondo non può mai essere garantito semplicemente mediante strutture, per quanto valide esse siano. Tali strutture sono non solo importanti, ma necessarie; esse tuttavia non possono e non devono mettere fuori gioco la libertà dell'uomo. Anche le strutture migliori funzionano soltanto se in una comunità sono vive delle convinzioni che siano in grado di motivare gli uomini ad una libera adesione all'ordinamento comunitario. La libertà necessita di una convinzione; una convinzione non esiste da sé, ma deve essere sempre di nuovo riconquistata comunitariamente.”
E’ vero il contrario!
Non esiste un “retto stato delle cose”.
Esiste qualcuno che vuole stuprare il mondo e che, per farlo, vuole imporre il suo “retto stato delle cose”.
Sono proprio le strutture sociali, le Istituzioni, che determinano i limiti in cui l’espressione morale può avvenire. E, deve, prevedere i mezzi e i metodi attraversi i quali quei limiti morali possono e debbono essere spostati. Un po’ come la storia del “buon costume”. Qual è il “buon costume”? Il “buon costume” inteso come abbigliamento? E’ quello che i tempi richiedono in contrapposizione a chi vorrebbe imporre un costume funzionale ai propri pruriti sessuali. Esiste un “retto modo” per rispettare la legge e le norme ed esiste un “retto modo” per violare la legge e le norme. Così, per quanto riguarda la storia del costume e dello spogliarsi per uscire dai pruriti morali “pruriginosi” del cattolicesimo imperante, ci fu un “retto modo” che portò a svelare il corpo maschile e femminile e consentì un aumento della salute pubblica nelle manifestazione del piacere fisico di relazione fra i soggetti e gli altri e fra i soggetti con i soggetti del mondo.
Il benessere morale è garantito dal singolo individuo mentre organizza la veicolazione delle sue pulsioni, le Istituzioni determinano il confine fra il lecito e l’illecito.
La libertà dell’uomo è determinata dalle possibilità che ha l’uomo di violare i confini imposti senza dover subire delle ritorsioni. Così, se esistono dei limiti morali, questi devono essere, sempre e comunque superati. Il superamento dei limiti morali ci porta a scoprire quali sono le strategie della specie, trasformate in possibilità soggettive, che permettono ai singoli individui di ottimizzare l’uso degli strumenti psico-soggettivi nella manifestazione di sé stesso nel mondo in cui vive. Fintanto che la “libertà” di un qualunque comando sociale determinerà la morale che determinerà azioni e scelte delle persone, non si potrà mai scoprire quali sono le possibilità della nostra specie perché le pulsioni capaci di dispiegare la nostra soggettività vengono stuprate in funzione all’adeguamento a quella morale.
La libertà di cui parla Ratzinger è la libertà di stuprare le persone; i macellare gli individui, una volta privati del loro status di persone per essere trasformate in bestiame che deve essere sottomesso alla sua morale e al dio che rappresenta.
Regole sociali, dunque, ma aperte al futuro che deve essere fondato in questo presente!
Afferma Ratzinger:
“b) Poiché l'uomo rimane sempre libero e poiché la sua libertà è sempre anche fragile, non esisterà mai in questo mondo il regno del bene definitivamente consolidato. Chi promette il mondo migliore che durerebbe irrevocabilmente per sempre, fa una promessa falsa; egli ignora la libertà umana. La libertà deve sempre di nuovo essere conquistata per il bene. La libera adesione al bene non esiste mai semplicemente da sé. Se ci fossero strutture che fissassero in modo irrevocabile una determinata – buona – condizione del mondo, sarebbe negata la libertà dell'uomo, e per questo motivo non sarebbero, in definitiva, per nulla strutture buone.”
L’uomo non sarà mai libero finché il terrorismo di Ratzinger gli impedirà di dispiegare sé stesso. Non sarà mai libero finché non sarà il padrone delle proprie scelte senza che il terrorismo di Ratzinger tenterà di metterlo sul rogo e le mafie di Ratzinger di danneggiarne l’esistenza.
Il nemico dell’uomo è Ratzinger. Come il nemico feroce dell’umanità è il Gesù di Ratzinger. Come il terrore nazista è manifestato dal dio di Ratzinger descritto nelle sacre scritture dei cristiani.
E’ la libertà di macellare le persone; di stuprare bambini; di costringere i bambini in ginocchio a pregare il suo dio come degli ossessi, che la nostra società mette in pericolo. La nostra società mette in pericolo la libertà di Ratzinger di far del male alle persone. Di offendere le Istituzioni. Di attentare al dettato Costituzionale.
Da un lato la libertà dell’uomo di disporre del proprio corpo e, pertanto, della propria morale e delle proprie predilezioni senza subire ritorsioni o angherie non giustificate per legge nella società civile. Una legge che si applica a tutte le persone e progressivamente per le pene commesse: allo stesso Gesù dei cristiani, allo stesso dio dei cristiani! Dall’altro lato la libertà di Ratzinger, quella del padrone che aggredisce l’uomo e la società civile senza sottostare alla pena; sottraendosi alla legge; morto alla legge; padrone della legge che applica soggettivamente pretendendo di imporre la propria morale. Sono due concetti diversi di libertà. Due concetti in conflitto fra di loro. Concetti che chi parla di libertà è TENUTO A PRECISARE. Quando chi parla di libertà non precisa, significa che ha come scopo l’inganno, la truffa.
La libertà degli Esseri di ogni specie, è sempre nei limiti della vita; la libertà sociale è sempre nei limiti del divenuto della società. Un divenuto che, nel nostro caso, è il processo di uscita dall’orrore cristiano; la città di dio che per centinaia d’anni i cristiani hanno imposto agli Esseri Umani.
Quando non viene precisato che cosa intende il nostro interlocutore con la parola libertà, significa che il nostro interlocutore sta preparando lo schiavismo. Sta garantendo a sé stesso il diritto di attentare, minare e limitare la libertà delle persone a proprio vantaggio: sia economico che morale!
Certamente è fragile la libertà dell’uomo fintanto che ci sono degli individui che si garantiscono l’impunità, pertanto la libertà, di minare le libertà sociali a proprio vantaggio.
E parliamo del “regno del bene”.
Come scrive “Il libro dell’Anticristo” non si può parlare del “bene”, si può parlare solo del MALE!
E quando si parla del “bene”, in realtà, si sta parlando del MALE chiamandolo in un altro modo.
CONTINUA..................
http://www.stregoneriapagana.it/spesalvi24.html
----- FINE ESEMPIO COMMENTO AL 24° PARAGRAFO----------
Un altro esempio è dal commento al paragrafo 25 dell’Enciclica Spe Salvi:
---- Un esempio dal commento al 25° paragrafo-----
La redenzione cristiana. Il fallimento dell’esistenza del cristiano. La paura di Ratzinger nell’attesa della sua morte.
La scienza costruisce migliori condizioni di vita degli uomini là dove il cristianesimo ha costruito la miseria, l’angoscia e la disperazione, ma la scienza non ha mai preteso di più, nemmeno oggi!
Sicuramente chi nega il cristianesimo e il suo dio padrone confida nella scienza per vivere meglio, ma non sostituisce l’idea illusoria prodotta dalla disperazione umana di “redenzione” con un corrispettivo da attribuire alla scienza. Le categorie cristiane in cui si infilano le aspettative dell’uomo sono categorie arbitrarie e, dal punto di vista del pensiero umano, false e truffaldine.
Dice Ratzinger:
“Essa però può anche distruggere l'uomo e il mondo, se non viene orientata da forze che si trovano al di fuori di essa. D'altra parte, dobbiamo anche constatare che il cristianesimo moderno, di fronte ai successi della scienza nella progressiva strutturazione del mondo, si era in gran parte concentrato soltanto sull'individuo e sulla sua salvezza. Con ciò ha ristretto l'orizzonte della sua speranza e non ha neppure riconosciuto sufficientemente la grandezza del suo compito – anche se resta grande ciò che ha continuato a fare nella formazione dell'uomo e nella cura dei deboli e dei sofferenti.”
Ratzinger sparge paura per il nuovo. Il nuovo lo terrorizza. Il nuovo lo impaurisce, come, per Ratzinger, deve impaurire ogni cristiano.
L’Essere Natura, nel quale siamo germinati, nati ed abbiamo proceduto per diversificazione forgiando la nostra specie è sempre uno sconosciuto da affrontare con timore reverenziale. Quella prudenza necessaria che ci consente di esplorare il nuovo senza mettere in pericolo la nostra esistenza.
Non è la bomba atomica o la pistola che possono far paura all’uomo, ma le mani che la impugnano. Perché le mani che la impugnano possono essere le mani di un individuo aperto al futuro e che usa il mezzo per un fine o possono essere le mani di un individuo senza futuro, chiuso su sé stesso in un delirio di onnipotenza che dichiara “Muoia Sansone con tutti i Filistei”.
Sono gli uomini che possono mettere in pericolo la vita. Uomini educati all’onnipotenza, che si identificano col dio padrone, padroni essi stessi dell’esistenza umana.
Questo per quanto riguarda la società.
Per quanto riguarda la possibilità dell’uomo di agire nella e sulla Natura, va ricordato che l’Essere Umano è COMPRESO nella Natura, dalla quale proviene come prodotto dell’insieme. Il che significa che ogni variazione della Natura prodotta dall’Essere Umano è una variazione dell’Essere Umano e che le sue scelte sono il frutto del suo divenuto e pongono le basi per il suo divenire.
A Ratzinger piace imporre alle persone la paura da onnipotenza che pervade la sua vita. Per lui, la scienza mette in discussione l’onnipotenza del suo dio dopo averne smascherato la truffa con la dimostrazione che non è mai avvenuta la creazione. Così Ratzinger dirotta le paure sulle scoperte future, perché il presente non è in grado di affrontarlo: paura delle manipolazione genetiche! Paura della clonazione! Paura della manipolazione degli embrioni!
La paura viene spacciata alle persone per impedire loro di gestire socialmente la pratica. Ratzinger impone la discussione sulla paura, non sull’uso della tecnica. La creazione del suo dio non deve essere toccata, messa in discussione. Quando il cristianesimo fu autorizzato, i cristiani distrussero la medicina, distrussero le terme e distrussero le rappresentazioni teatrali. Erano tutti luoghi di cura e proprio perché curavano mettevano in discussione il diritto del loro dio di mandare la malattia o la salute alle persone: fecero ammalare l’intera società civile e le pestilenze non avevano più, nell’igiene pubblica, quell’argine che fino ad allora avevano avuto.
Alcune scoperte scientifiche potrebbero portare a dei disastri?
La scoperta delle Americhe ad opera di Cristoforo Colombo portarono al massacro di 200.000.000 di persone ad opera del fanatismo evangelizzante dei cristiani nei confronti dei nativi americani.
CONTINUA..................
http://www.stregoneriapagana.it/spesalvi25.html
----- FINE ESEMPIO COMMENTO AL 25° PARAGRAFO----------
Bisogna essere delle persone religiose per comprendere altre persone religiose. Specialmente quando gli altri, i cristiani cattolici nel nostro caso, ti spacciano per religione dei beceri trucchi con cui danneggiare gli Esseri Umani.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it
Il commento ha lo scopo di svelare l’attività antisociale di Ratzinger e nello stesso tempo di opporre ai concetti sociali del cristianesimo quelli del Paganesimo Politeista. Spesso, i concetti del Paganesimo Politeista altro non sono che i concetti che regolano la società e che vengono manifestati dalle Costituzioni occidentali, salvo, come in questi due ultimi paragrafi, intervenire nella relazione religiosa fra l’uomo e il mondo e, allora, è un’altra cosa.
Gli ultimi paragrafi commentati sono il paragrafo 24 e il paragrafo 25 dell’enciclica Spe Salvi.
Che cosa intende la chiesa cattolica per Libertà? Cosa intende la società civile per Libertà? Che cos’è la Libertà dell’uomo?
La redenzione cristiana. Il fallimento dell’esistenza del cristiano. La paura di Ratzinger nell’attesa della sua morte.
Due commenti che aprono a temi diversi, ma entrambi temi profondamente religiosi.
Davanti a questi temi, sia gli atei che gli anticlericali balbettano.
Non perché non hanno idee in proposito, ma perché hanno difficoltà ad interpretare il significato che Ratzinger attribuisce a questi termini. Hanno difficoltà a comprendere le intenzioni di Ratzinger.
Serve una concezione religiosa della vita per comprendere una concezione religiosa inumana come quella di Ratzinger. Altrimenti si fa come Pannella, che da un lato si dice anticlericale e dall’altro esalta Ratzinger, o il Ratzinger che lo ha preceduto, perché parla dei poveri incapace di comprendere il significato di quel parlare.
---- Un esempio dal commento al 24° paragrafo-----
Che cosa intende la chiesa cattolica per Libertà? Cosa intende la società civile per Libertà? Che cos’è la Libertà dell’uomo?
Dice Ratzinger:
“Ma ciò significa che:
a) il retto stato delle cose umane, il benessere morale del mondo non può mai essere garantito semplicemente mediante strutture, per quanto valide esse siano. Tali strutture sono non solo importanti, ma necessarie; esse tuttavia non possono e non devono mettere fuori gioco la libertà dell'uomo. Anche le strutture migliori funzionano soltanto se in una comunità sono vive delle convinzioni che siano in grado di motivare gli uomini ad una libera adesione all'ordinamento comunitario. La libertà necessita di una convinzione; una convinzione non esiste da sé, ma deve essere sempre di nuovo riconquistata comunitariamente.”
E’ vero il contrario!
Non esiste un “retto stato delle cose”.
Esiste qualcuno che vuole stuprare il mondo e che, per farlo, vuole imporre il suo “retto stato delle cose”.
Sono proprio le strutture sociali, le Istituzioni, che determinano i limiti in cui l’espressione morale può avvenire. E, deve, prevedere i mezzi e i metodi attraversi i quali quei limiti morali possono e debbono essere spostati. Un po’ come la storia del “buon costume”. Qual è il “buon costume”? Il “buon costume” inteso come abbigliamento? E’ quello che i tempi richiedono in contrapposizione a chi vorrebbe imporre un costume funzionale ai propri pruriti sessuali. Esiste un “retto modo” per rispettare la legge e le norme ed esiste un “retto modo” per violare la legge e le norme. Così, per quanto riguarda la storia del costume e dello spogliarsi per uscire dai pruriti morali “pruriginosi” del cattolicesimo imperante, ci fu un “retto modo” che portò a svelare il corpo maschile e femminile e consentì un aumento della salute pubblica nelle manifestazione del piacere fisico di relazione fra i soggetti e gli altri e fra i soggetti con i soggetti del mondo.
Il benessere morale è garantito dal singolo individuo mentre organizza la veicolazione delle sue pulsioni, le Istituzioni determinano il confine fra il lecito e l’illecito.
La libertà dell’uomo è determinata dalle possibilità che ha l’uomo di violare i confini imposti senza dover subire delle ritorsioni. Così, se esistono dei limiti morali, questi devono essere, sempre e comunque superati. Il superamento dei limiti morali ci porta a scoprire quali sono le strategie della specie, trasformate in possibilità soggettive, che permettono ai singoli individui di ottimizzare l’uso degli strumenti psico-soggettivi nella manifestazione di sé stesso nel mondo in cui vive. Fintanto che la “libertà” di un qualunque comando sociale determinerà la morale che determinerà azioni e scelte delle persone, non si potrà mai scoprire quali sono le possibilità della nostra specie perché le pulsioni capaci di dispiegare la nostra soggettività vengono stuprate in funzione all’adeguamento a quella morale.
La libertà di cui parla Ratzinger è la libertà di stuprare le persone; i macellare gli individui, una volta privati del loro status di persone per essere trasformate in bestiame che deve essere sottomesso alla sua morale e al dio che rappresenta.
Regole sociali, dunque, ma aperte al futuro che deve essere fondato in questo presente!
Afferma Ratzinger:
“b) Poiché l'uomo rimane sempre libero e poiché la sua libertà è sempre anche fragile, non esisterà mai in questo mondo il regno del bene definitivamente consolidato. Chi promette il mondo migliore che durerebbe irrevocabilmente per sempre, fa una promessa falsa; egli ignora la libertà umana. La libertà deve sempre di nuovo essere conquistata per il bene. La libera adesione al bene non esiste mai semplicemente da sé. Se ci fossero strutture che fissassero in modo irrevocabile una determinata – buona – condizione del mondo, sarebbe negata la libertà dell'uomo, e per questo motivo non sarebbero, in definitiva, per nulla strutture buone.”
L’uomo non sarà mai libero finché il terrorismo di Ratzinger gli impedirà di dispiegare sé stesso. Non sarà mai libero finché non sarà il padrone delle proprie scelte senza che il terrorismo di Ratzinger tenterà di metterlo sul rogo e le mafie di Ratzinger di danneggiarne l’esistenza.
Il nemico dell’uomo è Ratzinger. Come il nemico feroce dell’umanità è il Gesù di Ratzinger. Come il terrore nazista è manifestato dal dio di Ratzinger descritto nelle sacre scritture dei cristiani.
E’ la libertà di macellare le persone; di stuprare bambini; di costringere i bambini in ginocchio a pregare il suo dio come degli ossessi, che la nostra società mette in pericolo. La nostra società mette in pericolo la libertà di Ratzinger di far del male alle persone. Di offendere le Istituzioni. Di attentare al dettato Costituzionale.
Da un lato la libertà dell’uomo di disporre del proprio corpo e, pertanto, della propria morale e delle proprie predilezioni senza subire ritorsioni o angherie non giustificate per legge nella società civile. Una legge che si applica a tutte le persone e progressivamente per le pene commesse: allo stesso Gesù dei cristiani, allo stesso dio dei cristiani! Dall’altro lato la libertà di Ratzinger, quella del padrone che aggredisce l’uomo e la società civile senza sottostare alla pena; sottraendosi alla legge; morto alla legge; padrone della legge che applica soggettivamente pretendendo di imporre la propria morale. Sono due concetti diversi di libertà. Due concetti in conflitto fra di loro. Concetti che chi parla di libertà è TENUTO A PRECISARE. Quando chi parla di libertà non precisa, significa che ha come scopo l’inganno, la truffa.
La libertà degli Esseri di ogni specie, è sempre nei limiti della vita; la libertà sociale è sempre nei limiti del divenuto della società. Un divenuto che, nel nostro caso, è il processo di uscita dall’orrore cristiano; la città di dio che per centinaia d’anni i cristiani hanno imposto agli Esseri Umani.
Quando non viene precisato che cosa intende il nostro interlocutore con la parola libertà, significa che il nostro interlocutore sta preparando lo schiavismo. Sta garantendo a sé stesso il diritto di attentare, minare e limitare la libertà delle persone a proprio vantaggio: sia economico che morale!
Certamente è fragile la libertà dell’uomo fintanto che ci sono degli individui che si garantiscono l’impunità, pertanto la libertà, di minare le libertà sociali a proprio vantaggio.
E parliamo del “regno del bene”.
Come scrive “Il libro dell’Anticristo” non si può parlare del “bene”, si può parlare solo del MALE!
E quando si parla del “bene”, in realtà, si sta parlando del MALE chiamandolo in un altro modo.
CONTINUA..................
http://www.stregoneriapagana.it/spesalvi24.html
----- FINE ESEMPIO COMMENTO AL 24° PARAGRAFO----------
Un altro esempio è dal commento al paragrafo 25 dell’Enciclica Spe Salvi:
---- Un esempio dal commento al 25° paragrafo-----
La redenzione cristiana. Il fallimento dell’esistenza del cristiano. La paura di Ratzinger nell’attesa della sua morte.
La scienza costruisce migliori condizioni di vita degli uomini là dove il cristianesimo ha costruito la miseria, l’angoscia e la disperazione, ma la scienza non ha mai preteso di più, nemmeno oggi!
Sicuramente chi nega il cristianesimo e il suo dio padrone confida nella scienza per vivere meglio, ma non sostituisce l’idea illusoria prodotta dalla disperazione umana di “redenzione” con un corrispettivo da attribuire alla scienza. Le categorie cristiane in cui si infilano le aspettative dell’uomo sono categorie arbitrarie e, dal punto di vista del pensiero umano, false e truffaldine.
Dice Ratzinger:
“Essa però può anche distruggere l'uomo e il mondo, se non viene orientata da forze che si trovano al di fuori di essa. D'altra parte, dobbiamo anche constatare che il cristianesimo moderno, di fronte ai successi della scienza nella progressiva strutturazione del mondo, si era in gran parte concentrato soltanto sull'individuo e sulla sua salvezza. Con ciò ha ristretto l'orizzonte della sua speranza e non ha neppure riconosciuto sufficientemente la grandezza del suo compito – anche se resta grande ciò che ha continuato a fare nella formazione dell'uomo e nella cura dei deboli e dei sofferenti.”
Ratzinger sparge paura per il nuovo. Il nuovo lo terrorizza. Il nuovo lo impaurisce, come, per Ratzinger, deve impaurire ogni cristiano.
L’Essere Natura, nel quale siamo germinati, nati ed abbiamo proceduto per diversificazione forgiando la nostra specie è sempre uno sconosciuto da affrontare con timore reverenziale. Quella prudenza necessaria che ci consente di esplorare il nuovo senza mettere in pericolo la nostra esistenza.
Non è la bomba atomica o la pistola che possono far paura all’uomo, ma le mani che la impugnano. Perché le mani che la impugnano possono essere le mani di un individuo aperto al futuro e che usa il mezzo per un fine o possono essere le mani di un individuo senza futuro, chiuso su sé stesso in un delirio di onnipotenza che dichiara “Muoia Sansone con tutti i Filistei”.
Sono gli uomini che possono mettere in pericolo la vita. Uomini educati all’onnipotenza, che si identificano col dio padrone, padroni essi stessi dell’esistenza umana.
Questo per quanto riguarda la società.
Per quanto riguarda la possibilità dell’uomo di agire nella e sulla Natura, va ricordato che l’Essere Umano è COMPRESO nella Natura, dalla quale proviene come prodotto dell’insieme. Il che significa che ogni variazione della Natura prodotta dall’Essere Umano è una variazione dell’Essere Umano e che le sue scelte sono il frutto del suo divenuto e pongono le basi per il suo divenire.
A Ratzinger piace imporre alle persone la paura da onnipotenza che pervade la sua vita. Per lui, la scienza mette in discussione l’onnipotenza del suo dio dopo averne smascherato la truffa con la dimostrazione che non è mai avvenuta la creazione. Così Ratzinger dirotta le paure sulle scoperte future, perché il presente non è in grado di affrontarlo: paura delle manipolazione genetiche! Paura della clonazione! Paura della manipolazione degli embrioni!
La paura viene spacciata alle persone per impedire loro di gestire socialmente la pratica. Ratzinger impone la discussione sulla paura, non sull’uso della tecnica. La creazione del suo dio non deve essere toccata, messa in discussione. Quando il cristianesimo fu autorizzato, i cristiani distrussero la medicina, distrussero le terme e distrussero le rappresentazioni teatrali. Erano tutti luoghi di cura e proprio perché curavano mettevano in discussione il diritto del loro dio di mandare la malattia o la salute alle persone: fecero ammalare l’intera società civile e le pestilenze non avevano più, nell’igiene pubblica, quell’argine che fino ad allora avevano avuto.
Alcune scoperte scientifiche potrebbero portare a dei disastri?
La scoperta delle Americhe ad opera di Cristoforo Colombo portarono al massacro di 200.000.000 di persone ad opera del fanatismo evangelizzante dei cristiani nei confronti dei nativi americani.
CONTINUA..................
http://www.stregoneriapagana.it/spesalvi25.html
----- FINE ESEMPIO COMMENTO AL 25° PARAGRAFO----------
Bisogna essere delle persone religiose per comprendere altre persone religiose. Specialmente quando gli altri, i cristiani cattolici nel nostro caso, ti spacciano per religione dei beceri trucchi con cui danneggiare gli Esseri Umani.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it
giovedì 27 dicembre 2007
Ratzinger ha paura della morte!
Nel decimo capitolo della Spe Salvi Ratzinger inizia a trattare ciò da cui vuole essere salvato: dalla morte!
Ratzinger ha paura di morire, ma la paura della morte è sempre stato un argomento che il cristianesimo ha sempre usato per costringere le persone a sottomettersi. Con la paura di morti dolorose il cristianesimo ha imposto alle persone la disperazione al solo fine di imporre la speranza attraverso la fede. Quella speranza che il soggetto recepisce come uscita dal suo stato psico-fisico, ma che al cattolicesmo è sempre servita per riaffermare il proprio potere e il proprio dominio mantenendo il soggetto nell'angoscia.
E' di oggi il caso di Tassitani e di Fusaro: vittima e assassino che il cristianesimo gestisce nelle rispettive angoscie per riaffermare il proprio dominio.
Nel decimo capitolo dell'Enciclica Spe salvi si delinea la contrapposizione fra cattolicesimo (e cristianesimo in generale) e paganesimo Politeista.
Come si pone l'uomo religioso davanti alla morte?
Per il cristiano la morte è una condizione innaturale (cita il santo cristiano Ambrogio), per il Pagano Politeista è il senso stesso della vita: la vita ha senso perché la morte del corpo fisico è il suo trionfo.
Se nel commento dei paragrafi precedenti potevamo individuare i caratteri psicologici dell'uomo cristiano in contrapposizione ai caratteri psicologici ell'uomo Pagano Politeista, i principi etico-morali della società cristiana in contrapposizione ai principi etici-morali della società Pagana Politeista, col decimo paragrafo confrontiamo i diversi atteggiametni dell'uomo davanti alla morte.
Ma dall'atteggiamento dell'uomo davanti alla morte, si deducono gli atteggiamenti dell'uomo davanti alla vita, nella vita quotidiana, sociale e nella Natura.
Il pezzo assume il titolo:
"La morte come concetto e uso nel cristianesimo; come si spaccia la morte per gestire la disperazione umana! La morte e la truffa cristiana."
Con questo è il decimo paragrafo che si commenta. In ogni paragrafo all'assolutismo cristiano che manifesta quella verità nella quale i cristiani vogliono stuprare le tensioni della vita degli Esseri Umani, opponiamo quel relativismo delle scelte soggettive che rende l'uomo libero di scegliere le proprie relazioni nella propria vita.
Ricordo che tutti i paragrafi commentati fino ad oggi dell'enciclica Spe Salvi sono raggiungibili dalla pagina:
Cliccando nei paragrafi sottolineati. A mano a mano che nuovi commenti saranno aggiunti i paragrafi saranno arricchiti del link che porta alla pagina di commento.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
Etichette:
Ambrogio,
Morte,
paganesimo,
paganesimo politeista,
Ratzinger,
spe salvi,
stregoneria
Iscriviti a:
Post (Atom)