La Religione Pagana. Idee, modi di vedere gli Dèi e la vita, la percezione del divino e le attività religiose della Federazione Pagana. Gli Esseri Umani non sono circondati da "oggetti", ma quegli "oggetti" sono Dèi che come gli Esseri Umani progettano il loro futuro in un cammino di eternità.
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martedì 23 settembre 2008
Radio Pagana, 2008 settembre 23. Psicanalisi, psichiatria e Stregoneria: il narcisismo mistico. [33'04”, 15 MB]
Misticismo ed esperienza religiosa. Freud e Jung. Il ruolo della filosofia nell'interpretazione del misticismo. Il narcisismo della ragione e il misticismo narcisista. http://www.stregoneriapagana.it/libido3.html http://www.stregoneriapagana.it/trasmissioni_radiofoniche/20080918_narcisismo_misticismo_libido3.mp3
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mercoledì 17 settembre 2008
Psicanalisi, psichiatria e Stregoneria: Libido, Potenza d'Unione. [39'54”, 18MB]
La libido come Potenza d'Unione e relazione fra i vari Esseri della Natura. Fondamenti della formazione dell'individuo nell'infanzia. Il principio del piacere nelle relazioni con il mondo fissa nella struttura emotiva costruendo l'individuo. Per contro, il non piacere, l'ansia e la sofferenza allontana l'individuo dall'esperienza. http://www.stregoneriapagana.it/libido2.html http://www.stregoneriapagana.it/trasmissioni_radiofoniche/20080913_libido_potenzaunione02.mp3
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giovedì 17 luglio 2008
Radio Pagana, 2008 luglio 17. Psicanalisi, psichiatria e Stregoneria: Libido, piacere e realtà.
Prima parte [33'11", 15 MB]
La libido come rappresentazione della totalità dell'uomo nelle relazioni della vita. Il principio del piacere. La relazione fra Essere Umano e libido. La psicologia di Freud e Reich. L'abbinamento del concetto di primitivo e del concetto di infantile . http://www.stregoneriapagana.it/libido1.html http://www.stregoneriapagana.it/trasmissioni_radiofoniche/20080709_libido_piacere01.mp3
Seconda parte [35'09”, 16MB]
La libido come rappresentazione della totalità dell'uomo nelle relazioni della vita. Il principio del piacere. La relazione fra Essere Umano e libido. L'abbinamento del concetto di primitivo e del concetto di infantile. http://www.stregoneriapagana.it/libido1.html http://www.stregoneriapagana.it/trasmissioni_radiofoniche/20080710_libido_piacere01_2.mp3
La libido come rappresentazione della totalità dell'uomo nelle relazioni della vita. Il principio del piacere. La relazione fra Essere Umano e libido. La psicologia di Freud e Reich. L'abbinamento del concetto di primitivo e del concetto di infantile . http://www.stregoneriapagana.it/libido1.html http://www.stregoneriapagana.it/trasmissioni_radiofoniche/20080709_libido_piacere01.mp3
Seconda parte [35'09”, 16MB]
La libido come rappresentazione della totalità dell'uomo nelle relazioni della vita. Il principio del piacere. La relazione fra Essere Umano e libido. L'abbinamento del concetto di primitivo e del concetto di infantile. http://www.stregoneriapagana.it/libido1.html http://www.stregoneriapagana.it/trasmissioni_radiofoniche/20080710_libido_piacere01_2.mp3
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mercoledì 16 luglio 2008
Il narcisismo mistico
IL NARCISISMO MISTICO
Psicanalisi, psichiatria e Stregoneria
Terza parte
Che trovate:
http://www.stregoneriapagana.it/libido3.html
Vi invio un l’estratto---
Misticismo:
“Esperienza religiosa che prevede una comunicazione diretta tra uomo e Dio resa possibile dal graduale abbandono dell’esperienza sensibile e dal superamento della riflessione razionale, grazie a cui è possibile una percezione del divino in forme sovrannaturali o estatiche. Ogni itinerario mistico prevede dei gradi che vanno dalla visione del mondo come luogo della manifestazione di Dio (cogitatio), al raccoglimento dell’anima sede dell’immagine di Dio (meditatio), alla contemplazione estatica di Dio (contemplatio). Questo schema della mistica medioevale è rintracciabile in tutte le forme di misticismo sia orientale, sia occidentale che, pure sotto altre denominazioni e suddivisioni, tracciano quell’intinerario che prevede un allargamento della coscienza in grado di ospitare percezioni e significati che accedono all’esperienza religiosa ordinaria. Jung, che chiama Sé il rappresentante psicologico dell’immagine di dio, interpreta il misticismo come un’apertura della coscienza alla manifestazione del Sé nel suo aspetto numinoso, secondo il significato che a quel termine ha conferito R. Otto.”
Filosofia:
“La consideriamo come descrizione e sviluppo logico degli oggetti percepiti dai sensi o immaginati e della loro realtà nel mondo.”
Psicologia
Ne segue che la religione viene trattata sotto due forme diverse che vale la pena elencare. Due forme diverse, denominate secondo i loro autori.
Freud:
““Ora, quando l’individuo, crescendo, si accorge che è destinato a rimanere per sempre un bambino, che non potrà mai fare a meno di tutelarsi contro potenze superiori sconosciute, presta a queste i tratti della figura paterna, si crea gli Dèi, che teme, che cerca di appropriarsi, e ai quali non dimeno si affida per essere protetto. Il motivo del desiderio ardente del padre coincide pertanto col bisogno di protezione contro le conseguenze della debolezza umana; la difesa contro l’insufficienza infantile si riflette, con i suoi caratteri, nel modo dell’agire dell’adulto contro la propria fatale impotenza, si riflette cioè nella formazione della religione.” (1927) Creata dal desiderio più antico dell’umanità, in chiave antropologica, e dell’infanzia, in chiave individuale, la religione è un’illusione, ma non un delirio perché, osserva Freud, non si pone necessariamente in contraddizione con la realtà.”
Jung:
“la religione, come indica il vocabolario latino religio, è un’osservanza accurata e scrupolosa di quello che Rudolf Otto definì giustamente il numinosum, cioè un’essenza o un’energia dinamica non originata da alcun atto arbitrario della volontà. Al contrario, questa energia afferra e domina il soggetto umano, che ne è sempre la vittima piuttosto che il creatore [...] il numinosum è o una qualità di n soggetto visibile o l’influsso di una presenza visibile che causa un particolare cambiamento nella coscienza.”
Ci sono tratti distinti per trattare il tema religioso, meno che uno: la religione come oggetto in sé che, essendo un argomento di indagine della filosofia, di fatto, viene tralasciato in quanto si tende sempre a far procedere il discorso logico dalla fonte della religione e a non mettere in discussione la religione in sé come elemento partecipe al discorso filosofico. In tutta la storia, fino alla metà del XX secolo, le religioni rivelate erano oggetti in sé che non venivano discussi nella loro rappresentazione dalla filosofia, ma la filosofia procedeva nel misurare gli effetti che avevano questi oggetti in sé. Lo stesso Feuerbach procede all’analisi del cristianesimo, non dalla realtà del cristianesimo. Si discute di Mosè, non dell’illogicità dell’esistenza di Mosé.
La mistica è una tratto psicologico del soggetto. Uno stato percettivo in cui il soggetto altera le proprie funzioni percettive o le proprie funzioni percettive sono alterate. Il sentimento mistico o la percezione mistica, sono fiumi emotivi che il soggetto rappresenta razionalmente come esperienze razionalizzate. Non si può parlare della percezione mistica di un soggetto, ma solo di come il soggetto descrive la sua percezione mistica rispondendo ai bisogni razionali della comunicazione. Noi non discuteremo mai dello stato psichico del soggetto; di ciò che il soggetto prova in quella situazione mistica, ma soltanto della sua rappresentazione della mistica. Di come, cioè, la sua ragione riesce a descrivere la sua percezione mistica. Pertanto, non discutiamo mai dell’oggetto in sé (L’individuo avvolto nella percezione mistica), ma della rappresentazione che di quella mistica ne da il soggetto. A tale proposito rimane interessante l’esempio sulla descrizione della percezione mistica di alcuni individui del Gabon che assumono una sostanza chiamata Iboga per raggiungere uno stato di come indotto e avere un’esperienza mistica. Quando i soggetti riemergono dal coma e descrivono quest’esperienza mistica, gli oggetti con cui la descrivono appartengono al loro contesto culturale. I Gabonesi che hanno vissuto con i missionari vedono Gesù e gli apostoli che parlano loro, i Gabonesi che hanno retaggio di cultura tribale vedono il leopardo sacro o gli animali sacri.
Il soggetto che vive un’estasi mistica tende a trasformare quest’estasi in una visione religiosa. Anziché vivere l’estasi in quanto estasi, immergersi in essa, la sua ragione reagisce sovrapponendo all’esperienza psico-emotiva le sue ragioni di onnipotenza. La ragione dell’individuo descrive l’esperienza mistica come una conferma della sua onnipotenza. Questo delirio di onnipotenza, che la ragione impone sull’esperienza mistica, diventa la gabbia entro la quale l’individuo compie il suo percorso di legami e di rapporti fra sé e il mondo in cui vive. Così, la descrizione “filosofica” della religione non procede dai rapporti che l’individuo ha col mondo, ma procede dall’estasi mistica interpretata ed ingabbiata dal delirio di onnipotenza della ragione di quell’individuo
Che trovate:
http://www.stregoneriapagana.it/libido3.html
Fine dell’estratto---
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it
Psicanalisi, psichiatria e Stregoneria
Terza parte
Che trovate:
http://www.stregoneriapagana.it/libido3.html
Vi invio un l’estratto---
Misticismo:
“Esperienza religiosa che prevede una comunicazione diretta tra uomo e Dio resa possibile dal graduale abbandono dell’esperienza sensibile e dal superamento della riflessione razionale, grazie a cui è possibile una percezione del divino in forme sovrannaturali o estatiche. Ogni itinerario mistico prevede dei gradi che vanno dalla visione del mondo come luogo della manifestazione di Dio (cogitatio), al raccoglimento dell’anima sede dell’immagine di Dio (meditatio), alla contemplazione estatica di Dio (contemplatio). Questo schema della mistica medioevale è rintracciabile in tutte le forme di misticismo sia orientale, sia occidentale che, pure sotto altre denominazioni e suddivisioni, tracciano quell’intinerario che prevede un allargamento della coscienza in grado di ospitare percezioni e significati che accedono all’esperienza religiosa ordinaria. Jung, che chiama Sé il rappresentante psicologico dell’immagine di dio, interpreta il misticismo come un’apertura della coscienza alla manifestazione del Sé nel suo aspetto numinoso, secondo il significato che a quel termine ha conferito R. Otto.”
Filosofia:
“La consideriamo come descrizione e sviluppo logico degli oggetti percepiti dai sensi o immaginati e della loro realtà nel mondo.”
Psicologia
Ne segue che la religione viene trattata sotto due forme diverse che vale la pena elencare. Due forme diverse, denominate secondo i loro autori.
Freud:
““Ora, quando l’individuo, crescendo, si accorge che è destinato a rimanere per sempre un bambino, che non potrà mai fare a meno di tutelarsi contro potenze superiori sconosciute, presta a queste i tratti della figura paterna, si crea gli Dèi, che teme, che cerca di appropriarsi, e ai quali non dimeno si affida per essere protetto. Il motivo del desiderio ardente del padre coincide pertanto col bisogno di protezione contro le conseguenze della debolezza umana; la difesa contro l’insufficienza infantile si riflette, con i suoi caratteri, nel modo dell’agire dell’adulto contro la propria fatale impotenza, si riflette cioè nella formazione della religione.” (1927) Creata dal desiderio più antico dell’umanità, in chiave antropologica, e dell’infanzia, in chiave individuale, la religione è un’illusione, ma non un delirio perché, osserva Freud, non si pone necessariamente in contraddizione con la realtà.”
Jung:
“la religione, come indica il vocabolario latino religio, è un’osservanza accurata e scrupolosa di quello che Rudolf Otto definì giustamente il numinosum, cioè un’essenza o un’energia dinamica non originata da alcun atto arbitrario della volontà. Al contrario, questa energia afferra e domina il soggetto umano, che ne è sempre la vittima piuttosto che il creatore [...] il numinosum è o una qualità di n soggetto visibile o l’influsso di una presenza visibile che causa un particolare cambiamento nella coscienza.”
Ci sono tratti distinti per trattare il tema religioso, meno che uno: la religione come oggetto in sé che, essendo un argomento di indagine della filosofia, di fatto, viene tralasciato in quanto si tende sempre a far procedere il discorso logico dalla fonte della religione e a non mettere in discussione la religione in sé come elemento partecipe al discorso filosofico. In tutta la storia, fino alla metà del XX secolo, le religioni rivelate erano oggetti in sé che non venivano discussi nella loro rappresentazione dalla filosofia, ma la filosofia procedeva nel misurare gli effetti che avevano questi oggetti in sé. Lo stesso Feuerbach procede all’analisi del cristianesimo, non dalla realtà del cristianesimo. Si discute di Mosè, non dell’illogicità dell’esistenza di Mosé.
La mistica è una tratto psicologico del soggetto. Uno stato percettivo in cui il soggetto altera le proprie funzioni percettive o le proprie funzioni percettive sono alterate. Il sentimento mistico o la percezione mistica, sono fiumi emotivi che il soggetto rappresenta razionalmente come esperienze razionalizzate. Non si può parlare della percezione mistica di un soggetto, ma solo di come il soggetto descrive la sua percezione mistica rispondendo ai bisogni razionali della comunicazione. Noi non discuteremo mai dello stato psichico del soggetto; di ciò che il soggetto prova in quella situazione mistica, ma soltanto della sua rappresentazione della mistica. Di come, cioè, la sua ragione riesce a descrivere la sua percezione mistica. Pertanto, non discutiamo mai dell’oggetto in sé (L’individuo avvolto nella percezione mistica), ma della rappresentazione che di quella mistica ne da il soggetto. A tale proposito rimane interessante l’esempio sulla descrizione della percezione mistica di alcuni individui del Gabon che assumono una sostanza chiamata Iboga per raggiungere uno stato di come indotto e avere un’esperienza mistica. Quando i soggetti riemergono dal coma e descrivono quest’esperienza mistica, gli oggetti con cui la descrivono appartengono al loro contesto culturale. I Gabonesi che hanno vissuto con i missionari vedono Gesù e gli apostoli che parlano loro, i Gabonesi che hanno retaggio di cultura tribale vedono il leopardo sacro o gli animali sacri.
Il soggetto che vive un’estasi mistica tende a trasformare quest’estasi in una visione religiosa. Anziché vivere l’estasi in quanto estasi, immergersi in essa, la sua ragione reagisce sovrapponendo all’esperienza psico-emotiva le sue ragioni di onnipotenza. La ragione dell’individuo descrive l’esperienza mistica come una conferma della sua onnipotenza. Questo delirio di onnipotenza, che la ragione impone sull’esperienza mistica, diventa la gabbia entro la quale l’individuo compie il suo percorso di legami e di rapporti fra sé e il mondo in cui vive. Così, la descrizione “filosofica” della religione non procede dai rapporti che l’individuo ha col mondo, ma procede dall’estasi mistica interpretata ed ingabbiata dal delirio di onnipotenza della ragione di quell’individuo
Che trovate:
http://www.stregoneriapagana.it/libido3.html
Fine dell’estratto---
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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30175 – Marghera Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it
giovedì 10 luglio 2008
Libido, potenza d'unione
Ho caricato la seconda pagina in relazione alla Libido e alla psicanalisi:
“LIBIDO, POTENZA D’UNIONE. Psicanalisi, psichiatria e Stregoneria Seconda parte”
“LIBIDO, POTENZA D’UNIONE. Psicanalisi, psichiatria e Stregoneria Seconda parte”
-
Ricordando che:
Per il dizionario di Psicologia la libido è:
“un termine latino, che significa “desiderio”, impiegato da S. Freud per designare l’energia corrispondente all’aspetto psichico della pulsione sessuale, e da C. C. Jung per designare l’energia psichica in generale presente in tutto ciò che è appetitus o “tendenza verso”, non necessariamente sessuale.”
Ricordando che:
Per il dizionario di Psicologia la libido è:
“un termine latino, che significa “desiderio”, impiegato da S. Freud per designare l’energia corrispondente all’aspetto psichico della pulsione sessuale, e da C. C. Jung per designare l’energia psichica in generale presente in tutto ciò che è appetitus o “tendenza verso”, non necessariamente sessuale.”
-
Vi invio un breve estratto. Tutto il pezzo, qualora foste interessati, lo trovate all’indirizzo:
http://www.stregoneriapagana.it/libido2.html
----estratto----
La libido è la vita; il desiderio è la forza che spinge la totalità dell’individuo. La libido spinge ogni azione, ogni intento e ha la sua apoteosi nella relazione sessuale adulta. La libido spinge per il piacere: nell’attività fisica, nell’attività astratta, intellettuale e artistica, nell’attività sessuale. Ma la libido ha la sua apoteosi nel crescita e nell’espansione dell’individuo: la crescita fisica, la crescita relazionale, la crescita della consapevolezza soggettiva. Nutrimento, tenerezza e calore, sono aspetti della sessualità.
Sulle braccia degli Esseri Umani e sulle guance esistono una serie di terminazioni nervose che trasmettono le sensazioni piacevoli delle carezze al cervello e alla struttura emotiva. La stessa pelle dell’Essere Umano è una struttura percettiva che ha preceduto la vista nella costruzione delle sensazioni emotive. La libido trova nella pelle, nella carne, la sua espressione. Ma non solo la carne, nei cinque sensi. Cinque sensi che, invece, sono ventuno o anche di più. Dai ventuno sensi si sprigiona la libido e la libido cerca il piacere. Ogni reazione col mondo data dai sensi è una relazione sessuale che si fissa sulla struttura emotiva e crea l’esperienza soggettiva attraverso la quale fondare le relazioni con il mondo.
La libido è desiderio, sempre e diffuso, qualitativamente e quantitativamente intenso; coinvolgente capace di destrutturare la struttura emotiva dell’individuo per poi ristrutturarla in maniera diversa conglobando l’esperienza emotiva raggiunta.
“Anche se non acquista subito la vera conoscenza degli altri o la dualità dei sessi, il bambino è diversamente sensibilizzato alle figure materna e paterna, e la sua evoluzione psicologica sarà dominata per lungo tempo dalla progressiva scoperta della polarità padre-madre e dalle relazioni fraterne fatte di gelosia e imitazione. Tutti questi desideri e queste richieste troveranno più tardi espressione più adeguata nei legami sessuali. E’ questo il motivo per cui si può parlare, a buon diritto e fin dallo stadio dell’infanzia, della libido, della pulsione sessuale, contraddistinta dal principio del piacere. E poiché questa pulsione costituisce la dinamica di tutta la vita psichica del bambino e poiché è essa che lo orienta verso gli altri e verso il mondo, si comprende come essa rappresenti il destino fondamentale dell’uomo e come le sue vicissitudini iniziali condizionano tutta la storia delle nostre relazioni con gli altri e col mondo. Le vicissitudini della libido ci sono state descritte da Freud, nel 1914, nel suo studio sul narcisismo. Egli ci spiega come essa si espande nell’uomo normale e come, sotto l’influsso dell’angoscia, possa ritirarsi e piegarsi su sé stessa, sino a tagliare completamente i ponti che collegano l’uomo all’universo: è questo il destino dello schizofrenico.” Huber Vergote/Piron “La psicanalisi scienza dell’uomo” ed. Borla Editore 1968
In ogni fase della vita, anche quando l’Essere Umano vive nell’utero materno, la libido costruisce le relazioni fra il feto e la madre attraverso relazioni empatiche che permettono al bambino di soggettivare gli imput emotivi provenienti dalla madre anche, e specialmente, quando gli imput emotivi della madre sono risposte a fenomeni o situazioni esterne di cui il feto non ha né esperienza né conoscenza. Quella relazione empatica di fusione emotiva è l’azione della libido che nella ricerca continua del piacere costringe il feto a mettere in atto i suoi adattamenti soggettivi alle sollecitazioni incontrate. Siano sensazioni gradevoli, condizioni favorevoli di dilatazione soggettiva, o sgradevoli, impedimenti alla dilatazione del feto o contrazioni dovute ad ansia, angoscia o paura della madre.
L’espressione della libido nella ricerca del piacere nel bambino appena nato è talmente potente che la sua capacità di soggettivare le informazioni del mondo non ha uguali, per intensità, nel corso di tutta la sua vita. La libido spinge il bambino nella direzione del piacere: il piacere che nella pancia della madre era la crescita come risposta soggettiva alle tensioni emotive che riceveva, appena nato è la crescita fisica unita all’apprendimento e allo sviluppo della sua capacità di comprendere il mondo. Ogni comprensione si manifesta dentro di lui come un’esplosione di piacere e le interazioni con la madre continuano quelle relazioni che ha costruito nell’utero materno. Libido e piacere; un piacere che gli viene spento quando il pensiero apriori, manifestato dagli atteggiamenti della madre e delle persone vicina, determina la selezione dei fenomeni che gli “adulti” ritengono debbano giungere a lui. Gli adulti selezionano, per il bambino, i fenomeni “adeguati” che devono giungere al bambino. La formazione della conoscenza del bambino è aperta ad un “infinito” numero di possibilità; la “conoscenza” degli adulti è chiusa entro un numero limitato di possibilità. Ma sono gli adulti che determinano la qualità dei fenomeni privando il bambino di quella totalità fenomenologica alla quale l’individuo adulto è già stato costretto a rinunciare.
----fine estratto----
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
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e-mail claudiosimeoni@libero.it
Vi invio un breve estratto. Tutto il pezzo, qualora foste interessati, lo trovate all’indirizzo:
http://www.stregoneriapagana.it/libido2.html
----estratto----
La libido è la vita; il desiderio è la forza che spinge la totalità dell’individuo. La libido spinge ogni azione, ogni intento e ha la sua apoteosi nella relazione sessuale adulta. La libido spinge per il piacere: nell’attività fisica, nell’attività astratta, intellettuale e artistica, nell’attività sessuale. Ma la libido ha la sua apoteosi nel crescita e nell’espansione dell’individuo: la crescita fisica, la crescita relazionale, la crescita della consapevolezza soggettiva. Nutrimento, tenerezza e calore, sono aspetti della sessualità.
Sulle braccia degli Esseri Umani e sulle guance esistono una serie di terminazioni nervose che trasmettono le sensazioni piacevoli delle carezze al cervello e alla struttura emotiva. La stessa pelle dell’Essere Umano è una struttura percettiva che ha preceduto la vista nella costruzione delle sensazioni emotive. La libido trova nella pelle, nella carne, la sua espressione. Ma non solo la carne, nei cinque sensi. Cinque sensi che, invece, sono ventuno o anche di più. Dai ventuno sensi si sprigiona la libido e la libido cerca il piacere. Ogni reazione col mondo data dai sensi è una relazione sessuale che si fissa sulla struttura emotiva e crea l’esperienza soggettiva attraverso la quale fondare le relazioni con il mondo.
La libido è desiderio, sempre e diffuso, qualitativamente e quantitativamente intenso; coinvolgente capace di destrutturare la struttura emotiva dell’individuo per poi ristrutturarla in maniera diversa conglobando l’esperienza emotiva raggiunta.
“Anche se non acquista subito la vera conoscenza degli altri o la dualità dei sessi, il bambino è diversamente sensibilizzato alle figure materna e paterna, e la sua evoluzione psicologica sarà dominata per lungo tempo dalla progressiva scoperta della polarità padre-madre e dalle relazioni fraterne fatte di gelosia e imitazione. Tutti questi desideri e queste richieste troveranno più tardi espressione più adeguata nei legami sessuali. E’ questo il motivo per cui si può parlare, a buon diritto e fin dallo stadio dell’infanzia, della libido, della pulsione sessuale, contraddistinta dal principio del piacere. E poiché questa pulsione costituisce la dinamica di tutta la vita psichica del bambino e poiché è essa che lo orienta verso gli altri e verso il mondo, si comprende come essa rappresenti il destino fondamentale dell’uomo e come le sue vicissitudini iniziali condizionano tutta la storia delle nostre relazioni con gli altri e col mondo. Le vicissitudini della libido ci sono state descritte da Freud, nel 1914, nel suo studio sul narcisismo. Egli ci spiega come essa si espande nell’uomo normale e come, sotto l’influsso dell’angoscia, possa ritirarsi e piegarsi su sé stessa, sino a tagliare completamente i ponti che collegano l’uomo all’universo: è questo il destino dello schizofrenico.” Huber Vergote/Piron “La psicanalisi scienza dell’uomo” ed. Borla Editore 1968
In ogni fase della vita, anche quando l’Essere Umano vive nell’utero materno, la libido costruisce le relazioni fra il feto e la madre attraverso relazioni empatiche che permettono al bambino di soggettivare gli imput emotivi provenienti dalla madre anche, e specialmente, quando gli imput emotivi della madre sono risposte a fenomeni o situazioni esterne di cui il feto non ha né esperienza né conoscenza. Quella relazione empatica di fusione emotiva è l’azione della libido che nella ricerca continua del piacere costringe il feto a mettere in atto i suoi adattamenti soggettivi alle sollecitazioni incontrate. Siano sensazioni gradevoli, condizioni favorevoli di dilatazione soggettiva, o sgradevoli, impedimenti alla dilatazione del feto o contrazioni dovute ad ansia, angoscia o paura della madre.
L’espressione della libido nella ricerca del piacere nel bambino appena nato è talmente potente che la sua capacità di soggettivare le informazioni del mondo non ha uguali, per intensità, nel corso di tutta la sua vita. La libido spinge il bambino nella direzione del piacere: il piacere che nella pancia della madre era la crescita come risposta soggettiva alle tensioni emotive che riceveva, appena nato è la crescita fisica unita all’apprendimento e allo sviluppo della sua capacità di comprendere il mondo. Ogni comprensione si manifesta dentro di lui come un’esplosione di piacere e le interazioni con la madre continuano quelle relazioni che ha costruito nell’utero materno. Libido e piacere; un piacere che gli viene spento quando il pensiero apriori, manifestato dagli atteggiamenti della madre e delle persone vicina, determina la selezione dei fenomeni che gli “adulti” ritengono debbano giungere a lui. Gli adulti selezionano, per il bambino, i fenomeni “adeguati” che devono giungere al bambino. La formazione della conoscenza del bambino è aperta ad un “infinito” numero di possibilità; la “conoscenza” degli adulti è chiusa entro un numero limitato di possibilità. Ma sono gli adulti che determinano la qualità dei fenomeni privando il bambino di quella totalità fenomenologica alla quale l’individuo adulto è già stato costretto a rinunciare.
----fine estratto----
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell'Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it
lunedì 7 luglio 2008
psicoanalisi, psichiatria e Stregoneria: libido e principio del piacere
Parlare della libido significa parlare dell’uomo e intervenire in un dibattito sulla sessualità che ha attraversato oltre un secolo di impegno della psicanalisi e di tutte le altre scienze sociali.
Mettere dei punti fermi della Stregoneria significa rispondere alle affermazioni di James Hillman secondo cui dopo 100 anni di psicanalisi la psiche dell’umanità è ancora ridotta ad un cumulo do macerie.
http://www.stregoneriapagana.it/libido1.html
Esiste un punto di vista della Stregoneria. Che è il punto di vista del Paganesimo Politeista sia sulla libido sia sui modi di veicolarla nella società civile. “Principio del piacere” e “principio di realtà! Si sono scontrati nel dibattito psicanaliticico. Inutile dire che la codardia dei psicoanalitici è il primo ostacolo allo sviluppo di una psicoanalisi coerente con le esigenze della società civile e degli uomini.
In questo testo, prendendo come guida un libro di psicanalisi cristiana degli inizi degli anni ’60, analizzo alcune tesi che, diffuse a livello generale, hanno portato al fallimento della psicanalisi.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it
Mettere dei punti fermi della Stregoneria significa rispondere alle affermazioni di James Hillman secondo cui dopo 100 anni di psicanalisi la psiche dell’umanità è ancora ridotta ad un cumulo do macerie.
http://www.stregoneriapagana.it/libido1.html
Esiste un punto di vista della Stregoneria. Che è il punto di vista del Paganesimo Politeista sia sulla libido sia sui modi di veicolarla nella società civile. “Principio del piacere” e “principio di realtà! Si sono scontrati nel dibattito psicanaliticico. Inutile dire che la codardia dei psicoanalitici è il primo ostacolo allo sviluppo di una psicoanalisi coerente con le esigenze della società civile e degli uomini.
In questo testo, prendendo come guida un libro di psicanalisi cristiana degli inizi degli anni ’60, analizzo alcune tesi che, diffuse a livello generale, hanno portato al fallimento della psicanalisi.
Claudio Simeoni
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