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giovedì 17 marzo 2011

L'uso dello stress per modificare il proprio stato psico-emotivo sulla via alla consapevolezza esistenziale


Se c’era qualche dubbio sul fatto che il Crogiolo dello Stregone funzionasse meglio di ogni altra pratica di vita occidentale e orientale, questa ricerca sugli stili di vita durata 90 anni l’ha definitivamente spazzata via.
Lo stress come momento di accumulo di tensioni in cui avviene la preparazione strategica dell’individuo che ne permette la scarica delle tensioni e il successivo rilassamento con un guadagno all’interno della sua struttura psico-emotiva, fa parte dei meccanismi di trasformazione dell’individuo. Lo stress diventa distruttivo quando non viene scaricato e per scaricato non si intende lo scoppio di rabbia o uno “sfogo” emotivo, ma si intende la possibilità di veicolare nel mondo e nella società la qualità delle tensioni accumulate liberando l’energia psichica compressa. Quando ciò non è possibile, lo stress accumulato viene “scaricato internamente”, modifica la percezione del mondo dell’individuo e l’individuo risolve la situazione di tensione accumulata attraverso una trasformazione della propria descrizione del mondo, del suo modo di percepire il mondo e di rispondere alle sollecitazioni del mondo.
La capacità dello stress di modificare l’individuo o di alimentare linearmente la conoscenza e la consapevolezza dell’individuo, dipende dalle situazioni oggettive in cui l’individuo agisce e dalla conoscenza dei meccanismi oggettivi a cui l’individuo si è adattato fagocitandoli.
Il Crogiolo dello Stregone tende a portare l’individuo a vivere situazioni stressanti proprio per poter modificare la sua struttura emotiva e rimuovere quei condizionamenti emotivi che, imposti nella primissima infanzia, gli impediscono, costruendo barriere morali o potenziali sensi di colpa, di affrontare in maniera adeguata la sua esistenza.
Le persone stressate hanno una vita di sofferenza solo se le condizioni oggettive impediscono loro di usare lo stress. Lo stress diventa padrone delle persone. Si trasforma in angoscia e costringe la persona ad adattarsi in uno stato psichico di depressione nel quale la persona si rifugia alimentando un processi di autodistruzione. Dalla situazione di depressione se ne esce solo ristrutturando la propria vita e solo se le condizioni oggettive sono costituite da un ambiente affettivo che reagisce alla depressione del soggetto proponendo forme attive (pensiero astratto, impegno sociale, relazioni interpersonali, ecc.) che sollecitano costantemente il depresso ad un confronto attivo.
Una ricerca sociale durata 90 anni e iniziata da Lewis Terman ha individuato tutta una serie di elementi che sottolineano come l’uso dello stress e l’uscita da situazioni stressanti sia un meccanismo per alimentare la propria esistenza. Vivere cercando la felicità e il benessere implica sfide nella quotidianità che, una volta superate, ristrutturano continuamente il fisico e la psiche della persona.
Riporto l’articolo:


LA RICERCA
Contrordine, lo stress fa bene
smontati i falsi miti sulla longevità
I risultati di una mega-ricerca Usa durata 90 anni: 1.500 bambini seguiti dalla culla alla morte. Dallo sport al lavoro, le sorprendenti scoperte su stili di vita e salute
dal nostro inviato ANGELO AQUARO

NEW YORK - Stressati di tutto il mondo rilassatevi. Non è vero che vivere sempre in tensione accorcia la vita. Anzi. La ricerca continua della condizione migliore - a costo appunto dello stress - è un toccasana per la salute. Sì, il più completo studio mai eseguito sulla longevità fa piazza pulita dei luoghi comuni sull'elisir di lunga vita. Cancellando quello slogan diventato il simbolo del vivere serenamente: "Take it Easy" - non te la prendere. E chissà come la prenderanno, adesso, i profeti del sorriso a tutti i costi. Quelli che accontentati perché altrimenti la salute. Quelli che prendi moglie o marito e vedrai che passa. Quelli che a mio figlio lo mando a scuola un anno prima così parte in vantaggio - quando invece qui si dimostra che i bambini condannati alla "primina" sono stressati nella maniera peggiore: troppe aspettative da piccoli.

Per carità. "The Longevity Project" non è l'elogio della vita spericolata. Piuttosto la conclusione che solo un valore al di sopra degli altri ci può portare a vivere meglio: e si chiama consapevolezza. Sono le persone coscienziose quelle vivono più a lungo. Il motivo? La ricerca firmata da Howard S. Friedman e Leslie Martin è il punto di arrivo di uno studio cominciato nel 1921 da un mago della psicologia: Lewis Terman. Che nella sua Stanford University si lanciò un secolo fa nel suo progetto più ambizioso: inseguire appunto il segreto della lunga vita esaminando le risposte di 1500 americani seguiti dalla scuola alla bara. "Le tradizionali ricette che vengono date a chi vuole migliorare la propria salute (relax, mangiare più vegetali, perdere peso, sposarsi) sono certamente funzionali per qualcuno ma non funzionano e sono economicamente controproducenti per altri", scrivono oggi i due ricercatori che hanno raccolto la staffetta in "The Longevity Project".

Smontando uno dopo l'altro 12 falsi miti. Compreso quello attribuito al grande Woody Allen: "Se vuoi vivere come un centenario rinuncia a tutte le cose che ti fanno voler vivere fino a cent'anni".
Prendete, per esempio, il matrimonio. Avere matrimoni stabili è indice di longevità. Ma quando la vita di coppia è una prigione le donne che divorziano vivono meglio e più a lungo degli uomini (che invece soffrono la separazione). Non solo. Lo studio dimostrerebbe che l'addio dei genitori espone fatalmente i bambini a una vita meno lunga. Ma allora qual è questo elisir di lunga vita?
È una questione di misura: inutile dannarvi nello jogging e nello sport se poi vi rovinate la vita per starci dietro. Ma se una passeggiata con gli amici vi rilassa vale più di cento flessioni al giorno. "Ci sono tre ragioni perché la gente più coscienziosa vive più a lungo" scrivono i due studiosi. "La prima e più ovvia è che fa più cose per proteggersi: non fuma, beve meno, in auto non corre. La seconda è che sembra biologicamente predisposta ad avere questo tratto della personalità: e a essere quindi più sana. Ma la terza è la più intrigante". E cioè? "I più coscienziosi si trovano sempre in situazioni e relazioni sociali più sane".

Eccolo qui: è il "social health" - Il valore sociale della salute. I più coscienziosi sono quelli che hanno modo di trovare i matrimoni migliori. Le amicizie migliori. Perfino gli ambienti di lavoro più sani. Magari senza quel collega che a ogni lavata di capo del boss vi fa uscire ancora più dai gangheri: "Non te la prendere - Take it easy...".
(14 marzo 2011)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/03/14/news/stress_fa_bene-13576750/


La libertà del nostro essere nel mondo e nella vita implica la capacità di usare gli strumenti sociali con cui veicolare noi stessi. Se non si è in grado di rompere le gabbie in cui la società intende circoscrivere le nostre azioni e le nostre iniziative nella ricerca di felicità e benessere, siamo pronti per ammalarci.
Vivere gli stress significa vivere le contraddizioni della vita superandole con il nostro apparato emotivo. Per questo motivo ogni volta che ci liberiamo di gabbie sociali, come le donne che rompono i rapporti familiari, non facciamo altro che allungarci la vita. In fondo, che cos’è la sofferenza della donna in quel frangente se non una situazione di stress da rompere veicolando la propria libertà nella società? Gli uomini soffrono la separazione perché imporre sofferenza era il loro piacere ed è dopo la separazione che vivono una situazione di stress che se non risolvono li porta a stati depressivi. Il Crogiolo dello Stregone è la possibilità attuale per gli Esseri Umani di affrontare con dignità la loro esistenza.


Entra nel circuito del pensiero religioso, sociale, economico ed etico della Religione Pagana!

17 marzo 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

domenica 3 ottobre 2010

La formazione della percezione psico-emotiva nell'età fetale e le risposte del neonato alle sollecitazioni del mondo

In Stregoneria si è sempre conosciuta la comunicazione empatica attraverso la struttura emotiva fra la madre e il feto. Si è sempre saputo come i segnali emotivi della madre predisponessero la struttura psico-emotiva del feto: anche i cristiani lo sapevano, solo che loro la usavano per manipolare la struttura psico-emotiva dell'infanzia fin dall'età fetale e costruire individui che trovavano del tutto naturale sottomettersi al loro dio padrone sacrificando la loro esistenza.

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Sono molti anni che, parlando de Il Crogiolo dello Stregone, parlo della manipolazione della struttura emotiva della fase fetale del bambino come condizione che, manipolando le emozioni in relazione col mondo in cui la madre vive, si predispone a far proprio l’imprinting della nascita.
Ne ho parlato a proposito della formazione della percezione i cui testi sono rintracciabili in web fin da prima del 2006. La stampa diffondeva da parecchi anni rapporti scientifici che facevano trasparire una realtà diversa da quella che storicamente si immaginava nei confronti del feto.
Come la Stregoneria queste cose le ha sempre sapute, così le conosce anche la magia nera cristiana che agisce anche sulla crescita fetale del bambino per predisporlo alla manipolazione mentale.
Se per un ricercatore scientifico risulta relativamente facile raccogliere dei dati sulla risposta del feto alle sollecitazioni della madre, quando si tratta di dare delle soluzioni ai comportamenti della madre affinché il feto nasca predisposto psichicamente in maniera ottimale, tutto si riduce all’assoluta banalità. Il ricercatore, nel tentare di dare soluzioni, riproduce le categorie di pensiero cristiano, monoteista, e finisce per spacciare per soluzioni lo stesso comportamento che la madre ha sempre tenuto. Una cosa è misurare con una macchina delle risposte biologiche e un altro conto è delineare un comportamento della madre che sia in grado di aprire il futuro al figlio che ha in pancia predisponendolo a dare delle risposte adattative funzionali. La difficoltà del ricercatore nasce dal fatto che mentre le risposte biologiche sono misurabili con uno strumento e razionalizzabili; il che fare della madre non appartiene alla razionalità, ma alla sfera emotiva di comunicazione empatica col Feto al quale traduce i segnali che dal mondo giungono a lei mediante le risposte che lei stessa dà ai segnali del mondo. Inoltre, il ricercatore non è in grado di raccogliere i dati sulla modificazione della struttura emotiva fetale come adattamento soggettivo alle sollecitazioni in base alle risposte che il feto si prepara a dare in quanto, la modificazione della struttura emotiva, è circoscritta nel tempo dalla cui dimensione il ricercatore è escluso. Il ricercatore può descrivere un prima e un dopo, non il passaggio dal prima al dopo che per la ragione non esiste.
Per dire alla madre che cosa deve fare e come deve vivere serve uno Stregone, ma nemmeno uno Stregone può intervenire sul come la madre è vissuta e gli adattamenti che ha messo in atto nelle scelte della sua vita prima che fosse incinta e pensasse di rivolgersi ad uno Stregone per sapere come lei si deve comportare affinché suo figlio nasca al meglio per affrontare il mondo che troverà.
Ho tentato di fare un corso per far capire la reale situazione madre e figlio in base alla struttura emotiva sia nell’età fetale che nell’immediatezza della nascita. L’avevo pubblicato su Facebook con messaggi da 600-800 caratteri al giorno dal maggio a fine settembre 2010, ma dopo le vicende di Facebook ho distrutto la pagina di Stregoneria. Comunque in rete sono presenti due capitoli su sei:
http://www.religionepagana.it/stregoneriacomearte.html
http://www.religionepagana.it/stregoneriainfanzia.html

Altri li pubblicherò col tempo.
Riporto l’articolo del giornale La Repubblica:



GRAVIDANZA
Quei primi nove mesiche scrivono la nostra vita
Suoni, umore e sorrisi: un numero sempre maggiore di studi scientifici svela il ruolo del periodo pre-natale nello sviluppo dei bebè


di ELENA DUSI


ROMA - Non è affatto un periodo di attesa. Tra il concepimento e la nascita, il bambino sta costruendo il suo futuro. E oggi alla scienza de "I primi nove mesi che delineano il resto della vita" dedica la copertina il magazine Time, partendo dal titolo di un libro appena pubblicato in America da Annie Murphy Paul per Free Press. Un tempo si raccomandava giusto di non bere né fumare. Ora si moltiplicano gli studi che legano l'umore della madre, il suo stress, l'intonazione della voce, i suoni che raggiungono l'utero, l'attività fisica e la presenza di certi ormoni al benessere alla vita futura del bimbo: del suo corpo come della psiche. La madre è una porta verso il mondo esterno che il figlio sfrutta (e dal quale è influenzato) molto più di quanto non si ritenesse in passato.L'ultima sorpresa arriva dall'università tedesca di Wurzburg. In uno studio su Current Biology i ricercatori hanno analizzato il pianto dei neonati in Francia e in Germania, osservando che nei loro primi vagiti i bimbi parlano già la lingua dei genitori. Il tono è crescente nei bebè francesi e calante in quelli tedeschi, in accordo con la melodia delle due lingue. E poiché il pianto è stato analizzato a tre giorni di vita, la conclusione è che i bambini hanno assorbito l'accento durante la gestazione. Voci e melodie musicali possono infatti essere ascoltati dal terzo trimestre in poi. "Durante la gravidanza il feto riceve un imprinting fortissimo", conferma Salvatore Alberico, primario di ostetricia all'istituto di ricerca materno-infantile Burlo Garofolo di Trieste. "Anche nel campo delle gravidanze, uno dei problemi di salute in aumento è l'obesità". Fare ginnastica è consigliabile per la madre, dimostra uno studio dell'università di Bristol, perché aiuterà il figlio a mantenere la linea durante tutta la vita futura. "In condizioni normali - spiega Alberico - consigliamo 50 minuti di attività aerobica come nuoto, bicicletta o camminata veloce. La madre non deve essere in affanno per non ridurre l'ossigeno che arriva al feto".Stress, ansia e paura raggiungono l'utero immediatamente. Sia attraverso l'ormone cortisolo che si fa strada attraverso la placenta, sia attraverso l'adrenalina che restringe i vasi sanguigni e riduce il sangue diretto al bambino. L'effetto, in entrambi i casi, potrebbe essere un rallentamento dello sviluppo e un carattere più ansioso del normale. "Ma donna e bambino godono anche di un meccanismo di protezione", continua il medico. "Durante la gravidanza c'è un aumento di estrogeno e, di conseguenza, di endorfine: ormoni legati al buon umore e a una sensazione generale di benessere". Se si considera che il battito cardiaco della madre è il rumore principale che un bambino percepisce, si comprende come il relax di lei metta a proprio agio anche il figlio.Spingendosi molto in là nell'interpretazione dell'imprinting fetale, c'è anche chi ha attribuito agli ormoni della gravidanza la crisi finanziaria. Nel 2009 l'università di Cambridge dimostrò che i trader particolarmente imprudenti della city di Londra avevano l'anulare più lungo dell'indice in proporzioni superiori alla media. E poiché la lunghezza delle due dita potrebbe essere influenzata dalla quantità di testosterone assorbita dal bambino durante la gestazione, si è concluso che anche il crac finanziario ha avuto origine nel ventre materno.
(25 settembre 2010)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/scienze/2010/09/25/news/nove_mesi-7415970/


Lo scienziato può misurare l’effetto che vede, ma non può dettare norme comportamentali per il futuro predeterminato. Può osservare che “un’educazione rigida” o “un’educazione violenta” fa crescere un bambino insicuro. Ma quando viene eliminata “l’educazione rigida” o “l’educazione violenta” non è che il bambino sia a posto o la madre abbia finito il suo compito. Ogni azione che viene fatta è all’interno di un immenso complesso di azioni e quando si modifica un comportamento la risposta del bambino non è quella immaginata, ma è quella che il bambino mette in atto rispondendo ad un infinito numero di sollecitazioni. Esiste un metodo proprio della Stregoneria per abitare il mondo ed agire in esso, ma non può essere usato in ambito monoteista. Il metodo prevede la rimozione della sottomissione psico-emotiva imposta dal monoteismo alla madre, ma se questo libera parte della qualità emotiva della madre che giunge al feto non sarà la stessa madre che prima accettava la sottomissione.
Come in tutte le categorie del monoteismo che prevedono la sottomissione, si esalta la pace e la quiete della madre che viene trasmessa al Feto: come se la crescita fosse un fatto di quiete e non di continue destrutturazioni neuro-vegetative attraverso travolgimenti emotivi che consentono una continua trasformazione del soggetto che cresce.
C’è da essere sconvolti dall’ignoranza degli scienziati nell’attività di abitare il mondo. Sono abituati a funzioni semplici, non a risposte complesse in cui miliardi di soggetti rispondono a sollecitazioni ambientali adattandosi reciprocamente alle sollecitazioni che gli adattamenti mettono in atto.
Solo la Stregoneria è portatrice del potere degli individui di abitare il mondo: fin da quando sono ancora nella pancia della madre.

04 ottobre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

giovedì 17 giugno 2010

I segnali non verbali della voce nella pratica di abitare il mondo e di progettare il futuro.


Al di là di come la ricerca verrà presentata e sfruttata dai media, si tratta sempre di scoperte della funzione del linguaggio non verbale.
L’attività dell’uomo emette dei fenomeni nel mondo e lancia dei segnali che sono diversi da quelli che la coscienza razionale vorrebbe.
I segnali non verbali toccano i sensi ma sono elaborati attraverso la parte più antica del cervello e quell’elaborazione si presenta alla coscienza sotto forma di stimolo, desiderio, tensione, necessità, che porta l’individuo ad esporsi o a ritrarsi. Questi stimoli non sono razionalmente individuabili perché la loro percezione avviene soggettivamente in un misto fra ereditarietà di specie, ereditarietà culturale, adattamenti del soggetto nella crescita, interpretazione emotiva del mondo, adattamenti del soggetto nella pancia della madre, ecc. Tutti processi adattativi soggettivi che non possono essere codificati, ma che in varia misura intervengono per formare il modo di essere del soggetto nel mondo.
La voce veicola tensioni, emozioni, desideri e bisogni, al di là delle parole espresse e la decodificazione del segnale che il nostro interlocutore ci invia avviene in una parte del cervello separata dalla ragione. Sia nella percezione dei segnali, sia nell’elaborazione della percezione, sia della decodificazione di tale elaborazione, noi non abbiamo un “controllo razionale” possiamo solo avere un “controllo comportamentale”: sapere ciò che vogliamo e ciò che non vogliamo dalla vita e usare quelle sensazioni, che emergono dentro di noi e che nascono dall’elaborazione di fenomeni non razionalizzabili, per agire nel mondo in cui viviamo.
Dare ascolto a noi stessi come pratica costante e ripulire l’ascolto di noi stessi dal desiderio illusorio che proiettiamo sul mondo e che l’educazione cristiana ci ha imposto al fine di illuderci, da un lato, e separarci da noi stessi dall’altro per distruggere la nostra vita trasformandoci in prede. Le illusioni o il frenetico dialogo interno che ci costringe ad essere delle prede inconsapevoli in un mondo immenso del quale non sappiamo più distinguere le sue voci.
Riporto l’articolo:



LA RICERCA
Il maschio ideale? Si riconosce dalla voce
Esperimento degli scienziati dell'università della California: a un campione sono stati fatti ascoltare uomini che ripetevano la stessa frase. I toni bassi e profondi sono considerati sinonimo di virilità. E alle donne bastano due parole per intuirlo

di SILVIA FUMAROLA


(17 giugno 2010)

JANE l'aveva capito subito, sentendo l'urlo di Tarzan, che su un uomo con quella voce si poteva contare. Perché non importa il fisico - altezza, peso, massa muscolare - è la voce a rivelare la forza di un uomo, la sua aggressività, anche la potenza sessuale. Lo dice una ricerca scientifica apparsa sulla rivista The Proceedings of the Royal Society. Gli scienziati dell'Università di California hanno realizzato uno studio per analizzare i segreti della voce maschile e hanno scoperto che le donne hanno una sorprendente abilità a capire quanta potenzialità ci sia in un uomo, solo ascoltandolo parlare (tralasciando forse, le cose che dice). Solo analizzando voci maschili registrate, anche se parlano lingue straniere, le signore sanno selezionare i compagni più forti, indipendentemente dall'aspetto fisico. Dimmi come parli e ti dirò chi sei: la virilità non si stabilisce guardando un fusto silenzioso che esibisce i muscoli, ma al contrario, sentendo parlare un mingherlino o un simpatico orso che esibisce una voce profonda.È l'appeal della voce a guidare le donne, spiega l'autorevole Times che ha dedicato allo studio ampio spazio, anche se - guarda caso - sono uomini fascinosi come Cary Grant, George Clooney, Richard Burton, Russell Crowe ad avere anche il tono giusto. Basso, profondo. Una voce che tocca corde misteriose e avvicina esseri umani di sesso diverso, che segna le differenze e contribuisce a garantire la continuazione della specie.L'esperimento è partito registrando le voci di uomini più diversi (dai rappresentanti di una tribù boliviana ai pastori delle Ande, agli allievi di college in Romania e negli Stati Uniti), che ripetevano tutti la stessa frase, pronunciata con un tono normale. La forza fisica è stata misurata in base alla stretta di mano, alla circonferenza del torace e dei bicipiti, in base a quanti scontri fisici avevano avuto negli ultimi 4 anni. Ogni soggetto è stato giudicato in base a una scala di sette livelli. Modulare la voce si rivela un'arma vincente, come spiega Trevor Cox, professore di Ingegneria acustica all'Università di Salford, Manchester, che spiega come una conversazione può diventare intima quando i toni diventano bassi, si stabilizzano, tendono a creare complicità. La tecnica usata dai grandi seduttori dello schermo: basta vedere Cary Grant nella versione originale di Notorious, quando cede al fascino di Ingrid Bergman. Dalle origini dell'umanità le voci maschili si sono sempre imposte rispetto a quelle femminili, gli uomini primitivi combattevano per procurarsi il cibo e la terra: dovevano imporsi sul nemico incutendo rispetto e paura, non solo con la forza fisica. Già nel 2007 un gruppo di ricercatori americani dell'università di Harvard, insieme ai colleghi della McMaster University e dell'ateneo statale della Florida, studiando la tribù degli Hazda, in Tanzania, hanno scoperto che le donne trovano più attraenti i timbri bassi, e che a un timbro basso e tenebroso è legata una maggiore facilità di procreazione. A quel tipo di voce più profonda è associato un maggiore tasso di testosterone, potrebbe essere indicativo di una maggiore abilità nella caccia e nel proteggere la prole. Secondo gli scienziati, dunque, la voce è un elemento importante per far luce sull'evoluzione del genere umano. Le donne affascinate dai taciturni prendano appunti, è importante sentire almeno due parole, il tono con cui vengono pronunciate. Se la voce impressiona e lascia il segno è un buon inizio: l'abbiamo imparato dal regno animale. Nelle tribù delle scimmie, ad esempio, le grida più potenti servono alle femmine di scimpanzé per capire quale sia il maschio dominante, quindi il più forte. Il compagno ideale con cui costruire una famiglia.

Tratto da:
http://www.repubblica.it/scienze/2010/06/17/news/il_maschio_ideale_si_riconosce_dalla_voce-4910285/?ref=HRERO-1


Noi non abbiamo imparato dal “regno animale”, siamo animali che si sono legati alla ragione e che si sono dimenticati che nascono come entità emotiva e crescono nel mondo dell’azione: quello del tempo. Per mondi non si intende un mondo separato, ma il mondo come rappresentato dalle sue azioni nelle quali chi progetta la propria vita invia i suoi segnali e ne riceve altri. Quando non sappiamo interpretare correttamente i segnali, siamo pronti per essere ingannati e diventiamo prede che offrono la loro gola all’abisso del nulla dell’esistenza.
Ed uno dei motivi per i quali dico a troppi "occultisti": "Voi di Stregoneria non avete capito nulla: sapete solo ingannare e truffare!"
Già, si truffano le persone alimentando le loro illusioni!

17 giugno 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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lunedì 6 luglio 2009

Crogiolo dello Stregone: la comunicazione non verbale e le relazioni emotive col mondo.


Nei vari convegni relativi a Il Crogiolo dello Stregone, ho spesso parlato di “percepire” e “intuire” come attività che permette il giungere alla coscienza di elaborazioni di fenomeni e comunicazioni non verbali provenienti dall’ambiente e dal mondo esterno.
In tutti i convegni che ho tenuto non ho mai potuto dire alle persone. “Vedete, questi sono i fenomeni non verbali che potete percepire!”, oppure: “queste sono le intuizioni che potete usare”..

Tuttavia, la ricerca scientifica sta progressivamente dimostrando l’esattezza delle affermazioni fatte all’interno del Crogiolo dello Stregone. Esattezza di affermazioni in quanto il Crogiolo dello Stregone viene elaborato nell’attività di abitare il mondo che spesso viene ignorata dagli individui impegnati, soprattutto, nell’attività di descrivere il mondo.

Riporto l’articolo presente in internet:



LA RICERCA
L'ansia da esame si annusa

ed è anche contagiosa
Studio tedesco:

L'odore della paura esiste e viene percepito

a livello inconscio anche dagli altri, scatenando rapidamente l'empatia e diffondendo il panico



LA PAURA si sente, anzi si annusa. E' impossibile nascondere quella sensazione che quasi paralizza prima di una prova importante, un esame - come accade in questi giorni a migliaia di studenti - o una gara sportiva. E l'ansia che i vicini percepiscono, anche se a parole ci si dice tranquilli o ci si mostra impassibili, è anche contagiosa, si diffonde rapidamente, impedendo anche ai più sicuri di stare tranquilli. A rivelarlo è uno studio tedesco pubblicato su PLos One, condotto da Bettina Pause, dell'università di Dusseldorf. Analizzando il comportamento di 49 studenti, la ricercatrice ha potuto dimostrare che non solo gli animali, ma anche gli esseri umani comunicano senza parlare, in modo inconscio, con il corpo. In particolare, attraverso messaggeri chimici sprigionati dal corpo, i ferormoni, che avvertono chi ci sta a fianco delle sensazioni che stiamo provando; il tutto avviene in maniera inconsapevole, attraverso l'olfatto che capta questi segnali, elaborati poi dal cervello. Nell'uomo questi segnali funzionano ancora perfettamente, non annullati dalla possibilità di una comunicazione verbale. Proprio come negli animali che li utilizzano in diversi aspetti della vita sociale, dal corteggiamento alla comunicazione ai simili di un pericolo imminente. Per scoprire i segnali corporei che emettiamo quando siamo sotto esame, i ricercatori hanno tamponato il sudore di un gruppo di studenti un'ora prima di un esame orale finale e poi hanno preso loro un altro campione di sudore prima che svolgesse una normale attività fisica. I tamponi sono stati fatti odorare ad altri studenti: questi ultimi non hanno avvertito differenze a livello consapevole fra i due campioni, ma monitorati con la risonanza magnetica funzionale per sondare la reazione del loro cervello a quegli odori, hanno mostrato reazioni diverse. Il sudore pre-esame, da paura, ha "acceso" nel cervello dei compagni di corso aree delle emozioni sociali e dell'empatia, come l'insula, la corteccia cingolata, il giro fusiforme. Aree che sono rimaste invece "sorde" davanti ai tamponi di sudore raccolto prima di un semplice esercizio fisico. La paura sembra quindi indurre il rilascio di sostanze che trasmettono ansia quando sono respirate, e stimolano l'empatia, permettendo così al panico di diffondersi in modo contagioso.
(6 luglio 2009)

Fonte:
http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/scienze/odore-paura/odore-paura/odore-paura.html


La scienza, per le sue peculiarità, può dimostrare una situazione in essere. Può dimostrare l’esistenza di segnali e la possibilità delle persone di percepire quei segnali e di produrre delle risposte. Risposte che hanno il fondamento nel loro inconscio, ma che si manifestano nel loro agire quotidiano. Ciò che non può fare la scienza è preparare le persone affinché possano usare quella percezione, trasformarla in intuizione, farla giungere alla coscienza e farla entrare nell’elaborazione della razionalità al fine di gestire le risposte mediante le azioni. Ancora, la scienza non può sospendere la ragione di un individuo permettendogli di elaborare delle azioni come risposte ai fenomeni percepiti senza che queste azioni passino attraverso la descrizione della ragione.
In altre parole, la scienza non è in grado di trasformare una persona in uno Stregone anche se può riconoscere che quanto la Stregoneria usa ha un fondamento reale nella formazione della coscienza e della conoscenza.
Sono ormai dieci anni che la scienza dimostra non solo la realtà della Stregoneria, ma la validità dei processi di conoscenza che la Stregoneria elabora all’interno del mondo in cui agisce.
Il Crogiolo dello Stregone viene sistematicamente confermato dalla ricerca scientifica. La ricerca scientifica ne dimostra la realtà e la validità, ma le persone sapranno scoprire il segreto del Crogiolo dello Stregone e trasformarlo da semplici “informazioni e curiosità” in uno strumento che le porta a volare sulle scope nelle notti di luna piena?

06 luglio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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