domenica 19 luglio 2020

Le morti e le rinascite nella Religione Pagana



Il concetto di rinascita è stato storpiato dalla filosofia. I filosofi, estranei alla vita e assisi sul trono al posto di Dio, anziché vivere la vita degli uomini hanno preferito giudicare la vita degli uomini e dire che cosa gli uomini, secondo la loro alienazione, pensavano.

Gli uomini, dal canto loro, non erano in grado di opporsi ai filosofi perché la conoscenza non può essere condivisa con chi non sa che farsene della conoscenza e preferisce una rigida descrizione del mondo che, per sopravvivere, necessita di fantasia e di illazione priva del vissuto che caratterizza la conoscenza dell'uomo.

Ad ogni azione che noi facciamo, ad ogni emersione delle emozioni dentro di noi; noi cambiamo. Non siamo più quelli di prima, ma siamo leggermente diversi. Questo fa parte della crescita di uomini e donne. Una crescita che è una trasformazione continua.

L'accento lo poniamo sulla trasformazione; una trasformazione che va dalla nascita del corpo fisico alla morte del corpo fisico. Questo è culturalmente accettato. In questa trasformazione ci sono delle tappe così grandi e così violente di modificazione sia del soggetto che dell'oggettività che non possiamo più trattarle come "trasformazione", ma come delle vere e proprie morti seguite da rinascite.

Per esempio, si dice che il bambino nasce dalla pancia della madre. Non si dice che il feto muore. Prima che il bambino nasca, deve morire il feto. Il feto muore nel suo mondo e rinasce in un mondo nuovo: inizia a respirare (è un discorso che è già stato fatto con Dioniso riguardo al Mito). Dunque, una morte seguita da una rinascita. Dobbiamo parlare di morte perché muore tutta la conoscenza accumulata dal feto nella pancia della madre. Il feto si ritrova nel mondo extrauterino privo di riferimenti, privo di strumenti e con la struttura emotiva imprintata dalla qualità delle emozioni che al feto giungevano ogni volta che la madre affrontava le contraddizioni nel mondo durante il suo quotidiano.

Noi sappiamo che il bambino nasce come corpo che abita la natura, almeno per quanto riguarda i mammiferi, con la necessità di cure parentali. Abita il mondo, ma non ha una propria indipendenza. Soprattutto, le sue emozioni sono volte alla crescita del corpo fisico, dentro sé stesso in un costante sforzo di adattarsi in una perenne esplorazione del mondo. La modificazione è molto grande e molto violenta. Una modificazione che non può continuare all'infinito dentro il giovane e la giovane perché l'accumulo di tensioni deve necessariamente essere scaricato. La scarica di quelle tensioni si traduce nella maturità sessuale. In sostanza, il bambino e la bambina non crescono più solo in sé stessi, ma in relazione col mondo. Questo cambiamento è una vera e propria morte perché muore il bambino e nasce l'individuo adulto.  Muore una coscienza infantile e nasce la coscienza che inizia a comprendere la sessualità e, per far questo, struttura tutto il corpo in funzione della pratica sessuale. L'individuo adulto, a differenza del bambino, ha la capacità (dovrebbe avere la capacità) di prendersi la responsabilità della propria vita nelle proprie mani. Il bambino era irresponsabile rispetto alle relazioni parentali, le subiva e si adattava ad esse. L'adulto, dunque, è colui che, a differenza del bambino, sceglie ed è colui che veicola le proprie emozioni nel mondo essenzialmente nella sua attività sessuale. Un'attività sessuale che non si limita al rapporto sessuale, ma che si estende a tutta l'attività e a tutte le relazioni col mondo in cui vive veicolando in gradi diversi l'energia sessuale o, se preferite, l'Energia Vitale (quella che normalmente ci permette di distinguere il vivente dal non vivente).

Diciamo che muore il bambino e nasce l'individuo adulto. Come in ogni nascita ci sono i suoi aborti. In questo caso la nascita dell'individuo adulto può essere abortita quando si genera sì la maturità sessuale, ma l'adulto continua a porsi davanti al mondo dipendendo sempre dalle cure parentali o cercando la preminenza del suo vivere facendo persistere le cure parentali. Come quando si dice che per una mamma i figli sono sempre bambini, In questo modo uccidi sia la madre che i figli.

Anche l'individuo adulto, nel corso della sua vita, accumula tensioni. Ad ogni azione in cui veicola le proprie emozioni, cambia e si trasforma. Queste trasformazioni si accumulano dentro di lui modificando sia il suo corpo che la sua psiche e, inevitabilmente, andrà verso la morte del corpo fisico.

A questo punto entriamo nel mondo della speculazione teologica. Sappiamo che il feto, una volta morto, ha trasferito nel bambino la qualità delle emozioni che ha costruito nella pancia di sua madre. Sappiamo che il bambino ha trasferito nell'individuo adulto le emozioni che ha manipolato durante la sua crescita. Sappiamo che l'adulto si porta alla morte del corpo fisico la qualità prodotta dalle emozioni che ha manipolato nel corso della sua vita. Sappiamo che con quella qualità emotiva, al di là che ne sia cosciente o meno, affronta la morte del corpo fisico.

In altre parole, questo è lo schema d'esistenza della Religione Pagana. Questo, naturalmente, apre a tutta una serie di interrogativi, di considerazioni, di riflessioni, a una parte delle quali darò delle risposte.

Per ampliare questo discorso vedi:

http://www.federazionepagana.it/index.html

19 luglio 2020

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